È un diritto costituzionale fondamentale, quello di manifestare nello spazio pubblico, ma non è un diritto assoluto. Un tema che a Lugano continua a tener banco, anche dopo la manifestazione che si è svolta sabato 21 febbraio in Piazza Manzoni. Un raduno non autorizzato e indetto dalla sinistra e da diversi movimenti vicini all’autogestione. Una protesta di piazza voluta per contrastare un’altra manifestazione, di estrema destra, pure quella non autorizzata dal municipio e che non si è svolta. Un raduno in nome della Patria e della remigrazione a cui gli organizzatori hanno rinunciato, anche se sempre sabato 21 una quindicina di militanti incappucciati si è comunque riunita in zona Cornaredo per ricordare Quentin Deranque, il militante di estrema destra ucciso a Lione una decina di giorni fa a margine di una conferenza della sinistra radicale. Il municipio di Lugano ha giustificato il suo rifiuto di accordare un’autorizzazione alle due manifestazioni con ragioni legate alla sicurezza pubblica e alla “regolare vita cittadina”. Ma non mancano le critiche. C’è chi non trova corretto che una manifestazione non autorizzata, quella antifascista, abbia comunque potuto svolgersi, e chi ritiene di poter scendere in piazza anche senza il via libera delle autorità, accusate tra le altre cose di aver fatto un uso sproporzionato della forza, visto che la polizia sabato in Piazza Manzoni ha minacciato di far uso anche di proiettili di gomma .Un dibattito sull’uso (o abuso) delle piazze cittadine a cui abbiamo invitato:
- Marco Chiesa, Municipale di Lugano
- Costantino Castelli, avvocato vicino all’autogestione luganese
- Daniel Ritzer, direttore La Regione
- Gianni Righinetti, vice-direttore Corriere del Ticino
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