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Messico, El Mencho e le guerre interne

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Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, fondatore e “líder máximo” del Cartello Jalisco Nueva Generación, l’uomo più ricercato del Messico e di tutto il Nord America, è stato ucciso domenica in uno scontro con le forze di sicurezza messicane.

Una notizia che ha fatto il giro del mondo, con i media che si sono affrettati a raccontare origini e percorso di quest’uomo che sembrava impossibile scovare, del quale si avevano pochissime e datate immagini, che viveva avvolto in un’aura di mistero.

Sappiamo poi che il blitz voluto dal Governo della presidente Claudia Sheinbaum ha provocato violenti scontri in diverse località del Paese, con strade bloccate e incendi, aeroporti e scuole chiuse, e un bilancio di decine di morti fra le forze di polizia e i narcos. Una situazione che non è del tutto inedita. Il Paese, che fra meno di 4 mesi si troverà ad ospitare – insieme a Stati Uniti e Canada – i Mondiali di calcio, da decenni è confrontato con una violenta guerra interna, fra forze militari e di polizia, centinaia di organizzazioni criminali, gruppi armati, milizie. In mezzo, la popolazione, con decine di migliaia di persone scomparse, centinaia di migliaia di morti negli ultimi 20 anni…

Ma come leggere questa azione dello Stato messicano contro El Mencho e il Cartello Jalisco Nueva Generación? Perché ora? E quali saranno le conseguenze per il Paese? E, ancora, quanto c’entrano gli Stati Uniti con quanto accaduto?

Ne parliamo con tre ospiti:

Laura Daverio, collaboratrice RSI dal Centroamerica

Vicenzo Musacchio, giurista e criminologo, esperto di lotta alla criminalità internazionale

Tiziano Breda, analista senior per l’America Latina e i Caraibi ad ACLED (Armed Conflict Location & Event Data)

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