Dal primo aprile, in Ticino, chi riceve cure a domicilio paga. Cinquanta centesimi ogni cinque minuti di assistenza infermieristica, fino a un massimo di quindici franchi al giorno. Una misura approvata dal Gran Consiglio lo scorso dicembre, nell’ambito del Preventivo, per contenere una spesa che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo. Il Governo dice che è necessaria, che la media effettiva sarà di cinque franchi al giorno, e che chi ha diritto alle prestazioni complementari potrà essere rimborsato. Nel frattempo però proprio oggi la Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha espresso, in modo unanime, forti critiche nei confronti dell’applicazione di queste misure, chiedendo un incontro con il Governo la prossima settimana per chiarimenti.
Una decisione probabilmente figlia anche della reazione dal territorio, che è stata immediata e forte. Una petizione ha raccolto oltre dodicimila firme in poche ore ed è stata consegnata ieri con le sottoscrizioni che hanno superato quota 20mila. Sindacati, associazioni di anziani e partiti di sinistra hanno infatti chiesto a gran voce la sospensione. Lo Spitex pubblico del Locarnese aveva persino deciso di non applicare la misura per sei mesi, pagando di tasca propria il mancato incasso.
Il nodo vero non è solo quanto si paga. È chi paga, chi è esonerato, e soprattutto chi controlla un settore che in Ticino è cresciuto in modo disordinato.
A Modem ne parliamo con:
• Ivo Durisch, granconsigliere e capogruppo PS
• Alessandro Mazzoleni, granconsigliere della Lega membro della Commissione sanità e sicurezza sociale
• Stefano Gilardi, presidente spitex pubblico di Locarnese e Vallemaggia
• Alain Melchionda, giornalista RSI
Intervista registrata a Paola Lavagetti, Associazione svizzera degli spitex privati
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https://www.rsi.ch/s/703681







