Le vendite dell'industria bellica svizzera sono in diminuzione
Modem

Tra responsabilità etica e interessi economici

Il Consiglio Nazionale ha approvato l’agevolazione di export e ri-export di armi “made in Switzerland” verso paesi terzi. Ma la discussione non finisce qui

  • 03.12.2025
  • 30 min
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Si andrà con ogni probabilità in votazione popolare per dare seguito all’allentamento sull’esportazione delle armi a fabbricazione svizzera. Anche se non era il tema del dibattito, in Parlamento sono chiaramente risuonate due visioni contrapposte sulla questione di fondo: vogliamo che la Svizzera continui a produrre e ad esportare armi, oppure no?

Alla base delle discussioni su quali e quanti paletti debbano essere posti all’export e ri-export di armi, ci sono infatti due visioni: la prima che ritiene fondamentalmente difficilmente compatibile con la Svizzera umanitaria e neutrale il fatto di esportare armi in Paese nei quali queste armi serviranno ad uccidere, la seconda che ritiene invece che, soprattutto nel contesto globale attuale, la Svizzera abbia bisogno di un’industria di armamenti forte e al passo con i tempi, e questo è possibile solo esportando 

La legge svizzera sul materiale bellico è dunque un gioco di equilibrio tra responsabilità etica e interessi economici e, soprattutto, di politica di sicurezza. 

Ne parliamo a Modem con

Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdi

Mauro Poggia, consigliere agli Stati ginevrino del Mouvement des Citoyens (gruppo UDC)

 

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