Sfide da bar

Il lento declino di un passatempo precursore dei videogiochi

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I flipper hanno radici lontane, derivano infatti dal nobile passatempo della bagatelle diffusi già al tempo del Re Sole. Originariamente si trattava di un tavolo da biliardo inclinato sul quale si facevano discendere le biglie sperando che entrassero nelle buche che davano più punti. In seguito sono stati aggiunti dei chiodini che rendevano imprevedibile il comportamento delle biglie e più entusiasmante il gioco. Per avere il primo modello dotato di pinne che consentissero di modificare manualmente il comportamento della biglia dopo al lancio bisogna aspettare il 1947, quando la Dottor Gottlieb & Co. presentò “Humpy Dumpy”. Dal 1953 è poi possibile sfidarsi in partite di due giocatori. In seguito il numero di giocatori aumenta e compaiono varie altre caratteristiche, come il multiball e i bonus.

Un nome controverso

Il nome inglese originario del flipper è pinball (pin=chiodo; ball=palla). Negli anni ’40 la Gottlieb inventa le “palette” che permettono di colpire la biglia tramite due pulsanti ubicati sui lati. Queste pinne vengono identificate col nome flipper (=pinna) scritto a chiare lettere. In Europa si comincia quindi a chiamare il gioco con l’unica parola che è sempre presente, indipendentemente da marca e modello. Anche il programma radiofonico la “Cosa dei Barbari” si occupò del nome flipper nella puntata dell’8.2.1961.

Il declino

Dopo aver raggiunto il massimo splendore tra gli anni ’50 e ’60 il flipper ha subito l’avvento di videogiochi come Pac-Man prima, e quello delle console casalinghe poi. In molti stati il flipper è stato proibito dalla legge perché ritenuto gioco d’azzardo. Oggi in Ticino, nonostante sia sempre più difficile trovarne uno, i flipper non sembrano destinati a sparire resistendo anche ai moderni smartphones.