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La difesa e la sicurezza della Svizzera, fra il potenziamento dell’esercito e lo scetticismo della popolazione

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  • Antonio Bolzani
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La difesa e la sicurezza, fra richieste di potenziamento, scenari e sondaggi: è davvero necessario investire nell’esercito se una buona parte della popolazione svizzera ritiene che la Confederazione non sia abbastanza preparata, sul piano militare, alle minacce convenzionali e ibride e che non saremo confrontati con una situazione di crisi? Si sta spendendo troppo per la nostra difesa armata e tecnologica? Ne parliamo oggi agganciandoci al sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca Sotomo su mandato del laboratorio di idee “Strategiedialog21”, fondazione apartitica, creata nel 2011, che mira a promuovere il dialogo strategico su temi cruciali per il futuro del Paese, un rilevamento che indica che la popolazione svizzera dubita delle capacità di difesa del Paese. I cittadini si sentono fortemente legati ai valori dell’Europa occidentale. Più di tre quarti delle persone intervistate nell’ambito del sondaggio, denominato “Barometro delle opportunità”, dubitano che la Confederazione sia sufficientemente preparata militarmente alle minacce convenzionali e ibride. La maggioranza desidera che il budget dell’esercito venga aumentato al 2% del PIL entro il 2030. Viene anche sottolineato che nel contesto attuale, un’interpretazione rigida della neutralità viene messa in discussione. Più di due terzi degli intervistati ritengono auspicabile una cooperazione più stretta in materia di politica di sicurezza con i Paesi europei vicini. Una maggioranza potrebbe anche considerare una collaborazione più stretta con la NATO. Inoltre, più di quattro intervistati su cinque riscontrano una forte corrispondenza con i valori dell’Europa occidentale, centrale e settentrionale. Al di fuori del Vecchio Continente, unicamente con l’Australia si ha un tasso superiore al 50%. Con gli Stati Uniti, soltanto il 44% degli interrogati ritiene che esista una «corrispondenza abbastanza grande» con i loro valori fondamentali. Dal sondaggio non emerge che la popolazione svizzera ritenga di vivere una crisi. Rivela piuttosto un Paese «che valuta la propria situazione con lucidità», Per la sesta edizione del «Barometro delle opportunità» sono stati interpellate 5249 persone residenti in Svizzera fra il 18 novembre e il 15 dicembre scorsi. Stando ai responsabili, i risultati sono considerati «altamente rappresentativi» della popolazione residente. Per quanto riguarda, invece, gli investimenti per il nostro esercito, nella sua seduta di venerdì scorso, il Consiglio federale ha licenziato il messaggio sull’esercito 2026, chiedendo al Parlamento dei crediti d’impegno pari a circa 3,4 miliardi di franchi. Gli obiettivi principali sono il potenziamento della difesa terra-suolo-aria, la protezione dai droni come pure lo sviluppo di ulteriori capacità nel ciberspazio e nella sfera digitale. In tal modo il Consiglio federale vuole rafforzare la difesa contro le minacce più probabili, ovvero gli attacchi a distanza e i conflitti ibridi. La guerra della Russia contro l’Ucraina ha segnato uno spartiacque per la politica di sicurezza e anche la Svizzera ne subisce direttamente le conseguenze. In considerazione dell’inasprimento della situazione in materia di politica di sicurezza, l’esercito deve tornare a essere maggiormente orientato alla difesa contro le minacce più probabili, ovvero gli attacchi a distanza e i conflitti ibridi, una protezione che deve essere rafforzata. A questo ammontare vanno poi aggiunti dei crediti supplementari nell’ordine di mezzo miliardo. Per quanto riguarda questi crediti aggiuntivi richiesti, circa 400 milioni di franchi dovranno consentire di coprire i costi in più imposti dagli Stati Uniti per l’acquisizione dei caccia F-35. Altri 100 milioni sono poi necessari per implementare delle misure strutturali legate agli aerei e per la ristrutturazione di un centro di comando. I programmi d’armamento dei prossimi anni si concentreranno su questi obiettivi.

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