Da un recente studio internazionale che non coinvolge la Svizzera ma che merita in ogni caso un’attenta riflessione emerge che una parte non indifferente della prima generazione nativa digitale ha una visione patriarcale del mondo femminile: un terzo dei giovani della Gen Z ritiene in effetti che la moglie deve obbedire al marito e che sia l’uomo a dover avere l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia. E questa indicazione risulta anche nei Paesi più avanzati sul piano della parità dei diritti e dell’uguaglianza uomo-donna. I dati sono ricavati facendo la media tra 29 Paesi, anche fra l’America e l’Europa, Italia compresa: un quarto dei ragazzi - quelli nati fra il 1997 e il 2012 - pensa che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti, convinzione condivisa soltanto dal 12% dei loro padri baby boomer, nati fra il 1946 e il 1964. C’è chi sostiene che non si tratta semplicemente di un ritorno al patriarcato, ma è qualcosa di più complesso: una frattura crescente fra uomini e donne della stessa generazione. Le giovani donne sarebbero, secondo le indagini sociologiche, tra le più sensibili ai temi dell’uguaglianza dei generi e del femminismo, mentre una parte dei loro coetanei maschi vive l’avanzamento dei diritti femminili come una perdita di status. Cosa ne pensate? Perché esiste e resiste ancora questa mentalità e questo sguardo “conservatore” e “tradizionalista” sul mondo delle donne? In Svizzera avremmo percentuali simili? Occorrono corsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole?
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