L'orso originario del Trentino fotografato a maggio in canton Berna
Controcorrente

Noi e gli orsi, fra paure umane e -inevitabili?- rischi naturali: nei boschi e sulle montagne ci può essere spazio per tutti?

Di Antonio Bolzani

  • keystone
  • 19.4.2023
  • 40 min
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Continua a far discutere in tutto il mondo alpino la vicenda del corridore 26enne, morto recentemente a causa dell'aggressione da parte di un’orsa nei boschi sopra Caldes, in Trentino: si tratta della prima uccisione di una persona da parte di un plantigrado sull'arco alpino da oltre un secolo a questa parte. Il destino dell'orsa, dopo la sua cattura lunedì scorso, resta ora l'abbattimento. Questa tragica vicenda in cui ha perso la vita il giovane atleta che è purtroppo incappato, inconsapevolmente, in una serie di sfortunatissime coincidenze che l’hanno portato all’incontro ravvicinato e improvviso con l’orsa sta provocando polemiche, dibattiti e discussioni in un’opinione pubblica che si è divisa fra coloro che ritengono che i predatori debbano essere abbattuti perché sono pericolosi e creano problemi, soprattutto agli agricoltori e agli allevatori ma anche al turismo, e coloro che, fautori di un animalismo spinto all’eccesso, sono convinti che l’abbattimento di qualunque animale sia un tabù. Di sicuro sappiamo che ci sono le prede e ci sono i predatori e che la natura non è vegana; come ha detto domenica sera Michele Serra a “Che tempo che fa” è ritornata una paura che «per gli animali è vita quotidiana, ma per l’uomo occidentale sembrava dimenticata: la paura di essere sopraffatti da una belva. Tra chi considera gli animali selvatici un ingombro, una scocciatura che gli rovina le vacanze, e chi crede che l’unico animale cattivo sia l’uomo, e la natura sia una favoletta edificante, c’è un varco molto stretto. In quello stretto varco devono parlare la scienza, gli zoologi, i naturalisti, quelli che vivono ogni giorno tra l’uomo e l’orso e tra l’uomo e il lupo. Dovrebbero parlare loro e decidere loro: ma con tutto questo fracasso, la loro voce rischia di scomparire nel profondo della foresta». E poi aggiunge: «Ma allora, ha ragione l’uomo o l’orso? Il problema è che hanno ragione tutti e due. E proprio per questo la faccenda è complicata». Quale è stata la vostra reazione dopo quanto è capitato al povero ragazzo ucciso dall’orsa? Noi e gli orsi, fra paure umane e -inevitabili?- rischi naturali: nei boschi e sulle montagne ci può essere spazio per tutti? Aspettiamo i vostri commenti: ci potete telefonare allo 0848 03 08 08 o scrivere via Wathsapp allo 076 321 11 13.

Sono ospiti:
Federico Striglioni
, zoologo e naturalista presso il Parco Nazionale del Gran Sasso
Ruedi Haller, direttore del Parco Nazionale

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