Absit iniuria… il reato di blasfemia ha ancora senso?

Con Nicola Colotti

venerdì 31/05/19 11:05
Absit iniuria… il reato di blasfemia ha ancora senso?, 31.05.19

“Abolire il reato di blasfemia? Suona come una bestemmia” titolava un approfondimento del settimanale Il Caffè del 31 marzo con il sottotitolo: “In Svizzera l’articolo 261 punisce chi schernisce le convinzioni religiose; e a chi chiede l’abrogazione il Consiglio federale risponde: meglio di no”.

Il dibattito è aperto e non riguarda soltanto opposte visioni tra laici (atei e/o agnostici in particolare) e religiosi, ma anche più in generale lo spazio che la religione, con i suoi principi o dogmi, o credenze, ha nella nostra società; anzi nelle nostre società. Perché se nelle democrazie di tipo occidentale la distinzione tra Stato e Istituzioni religiose è chiaro, in altri paesi (in particolare quelli a maggioranza mussulmana) questa distinzione è tutt’altro che netta per non dire assente.

Ecco dunque che dibattere attorno al tema dell’abolizione o meno del reato di blasfemia punito dal codice penale svizzero non riguarda soltanto il rispetto della sensibilità religiosa individuale e/o collettiva ma il rapporto stesso che una società laica stabilisce con i simboli della o delle religioni. Riguarda inoltre le radici culturali e storiche delle civiltà moderne (dall’Illuminismo in poi) che affondano anche nella tradizione religiosa e nei suoi simboli.

Restano poi un paio di domande a cui non è facile dare una risposta oggettiva “erga omnes”: cos’è una bestemmia? Chi decide che un’espressione verbale o un comportamento rappresentano una bestemmia? 

Ospiti:
Marco Cagnotti, fisico, giornalista, membro dell’Associazione Svizzera Liberi Pensatori
Carlo Silini, giornalista del Corriere del Ticino, scrittore
Bruno Boccaletti, giornalista della RSI responsabile approfondimenti culturali

Guarda che luna!

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