Trump in calo di seguagi su Twitter (Getty Images)

Big di internet, il controllo della disinformazione online nel dopo-elezioni USA

Con Nicola Colotti

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Questi sono tempi difficili e incerti per tutti con gli effetti della pandemia non soltanto sull'economia ma anche sulla politica e sull’informazione globale attraverso la rete. In un momento di fibrillazione politica con il laborioso passaggio di consegne alla Casa Bianca, le ostinate dichiarazioni di vittoria di Donald Trump e le accuse, finora infondate, di brogli elettorali hanno indotto il più diffuso social media Twitter a contromisure inedite: al lapidario “ho vinto le elezioni” apparso nei giorni scorsi sull’account @realDonaldTrump gli amministratori di Twitter rispondono precisando: “Diverse fonti hanno definito questa elezione in modo diverso”. Ecco quindi sorgere domande fondamentali sul ruolo delle piattaforme di ricerca/condivisione e diffusione di contenuti (Google. Facebook, Twitter, Tik Tok).
Prima domanda: fino a che punto le reti sociali sono responsabili di ciò che scrive Trump (o qualsiasi altro politico) e viene ritwittato o condiviso acriticamente dai sui seguaci?
Fino a che punto il ruolo dominante di queste piattaforme va affrontato con riforme strutturali e non attraverso le aule giudiziarie o gli indici di borsa?
Fino a che punto la libertà di stampa e di espressione - che va sempre garantita - può portare a una pericolosa diffusione virale di verità alternative, o post-verità, non suffragate dai fatti? C’è davvero un pericolo per la democrazia, come paventa l’ex presidente Obama?

Ospiti:
Paolo Attivissimo, giornalista informatico, debunker, collaboratore della RSI
Carola Frediani, giornalista esperta di comunicazione digitale, Cyber security, autrice del blog Guerre di Rete
Alessandro Longo, direttore di Agendadigitale
David Puente, laureato in Scienze e tecnologie multimediali, responsabile del progetto Fact-checking del sito di informazione Open.online