(Keystone)

I test "fai da te" per il Covid non sono la panacea

Con Nicola Colotti

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Da ieri, lo abbiamo sentito e visto su tutti i mezzi di informazione, ci si può procurare nelle farmacie del Canton Ticino i kit per i test autodiagnostici del coronavirus. Non più di 5 al mese, garantiti dalla Confederazione per le persone assicurate LAMal e per gli stranieri che lavorano in Svizzera. All’apparenza si tratta di un’altra tappa sulla via del monitoraggio semplificato dei contagi e della prevenzione contro la loro diffusione. Le autorità sanitarie però avvertono: i test “fai da te” non bastano a garantire totalmente di non essere contagiosi o di non esserlo nei giorni immediatamente successivi. Si tratta, per così dire, di un’istantanea del momento e neanche così precisa come i tamponi naso-faringei. È bene ribadirlo, le uniche prevenzioni utili ed efficaci rimangono le norme igieniche e il distanziamento. Intanto le farmacie sono sempre più pronte alla somministrazione dei vaccini, un presidio ulteriore sull’altra via dell’attenuazione della pandemia, quella cioè della diffusione dell’immunità collettiva. E allora servono davvero i tamponi “fai da te” e se servono quando è meglio farli e quando invece sono inutili? E soprattutto, quanto contribuiranno a ridurre sotto l’1 la fatidica cifra dell’indice dei contagi. Di fronte a una situazione che rimane incerta, coordinare gli sforzi rimane la priorità, così come l’informazione e la responsabilità individuale.

Sono ospiti:
Gian Maria Zanini
, Farmacista cantonale ticinese
Federico Tamò, portavoce dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino
Peter Burkhard, farmacista, già vicepresidente di PharmaSuisse
Mattia Lepori, medico, vicecapo area medica dell’EOC

Ufficio del medico cantonale - Coronavirus