Internet e l’antidoto al virus dell’autocontrollo

Con Nicola Colotti

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A dieci anni dalla scomparsa di Steve Jobs, fondatore di Apple, non sembra essere rimasto granché della sua esortazione a restare insaziabili di curiosità. Oggi la fame più diffusa in Internet è quella legata ai clic pubblicitari e alla raccolta di dati. Che ne è oggi di quello spirito innovativo? Oggi ci sono i Pandora Papers che agitano le acque limacciose del web e in queste ore il blackout digitale della galassia di Facebook, con Whatsapp, Instagram, Messenger e Oculus, che ha lasciato più di un miliardo di persone senza gli abituali canali di comunicazione “social”. Ci sono, oltre al danno economico e d’immagine per l’impero di Mark Zuckerberg, questioni che rimangono sospese sulla natura stessa di internet. In un editoriale di Riccardo Luna sul quotidiano La Repubblica, si poteva leggere: “Due anni fa (…) uno dei guru più ascoltati della Silicon Valley venne in Italia a dirci che il sistema perverso dei social network sarebbe crollato dall’interno, perché gli ingegneri che ci lavorano avrebbero detto basta, avrebbero preteso un cambio di rotta che non mettesse il profitto davanti a tutto, anche a costo di fomentare i nostri istinti peggiori”. Ciò che è accaduto in questi giorni mette in risalto non soltanto la fragilità intrinseca di internet e dei suoi canali di comunicazione, ma anche la nostra “dipendenza” di utenti più o meno consapevoli del loro funzionamento. Non è più soltanto una falla informatica che porta al down delle reti sociali o a fughe di notizie riservate, ma una voragine da cui - come da un vaso di Pandora - affiorano domande sull’origine dei dati trafugati e sulla tolleranza di pratiche nocive per gli utenti, in particolare giovani. Il lavoro di chi porta alla luce tutto questo è necessario e va protetto, ma va rafforzata anche la consapevolezza della nostra fragilità digitale, se vogliamo che internet resti il grande veicolo di pacifica condivisione che tutti vorremmo.

Ne parliamo con:
Philip Di Salvo
, attualmente Visiting Fellow alla London School of Economics and Political Science (LSE) di Londra, già ricercatore post-doc all'Istituto di media e giornalismo dell'USI di Lugano, esperto di whistleblowing
Alessandro Longo, giornalista e direttore di agendadigitale.eu
Stefano Zanero, professore associato al Dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano. Esperto di sicurezza digitale.