zero emissioni, transizione energetica, Prospettive energetiche 2050+
Millevoci

Le sfide della transizione energetica (3./3)

A cura di Isabella Visetti

  • 20.01.2023
  • 52 min
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All’indomani dell’incidente al reattore nucleare giapponese di Fukushima nel 2011, la Svizzera decise l’abbandono graduale del nucleare, poi confermato in votazione popolare nel 2017, con l’approvazione di un primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050. Oltre al divieto di costruzione di nuove centrali nucleari (quelle in esercizio continuano a funzionare fino a quando la sicurezza sarà garantita), questa articolata strategia prevede di ridurre il consumo di energia e le emissioni di C02, di aumentare l'efficienza energetica e di promuovere le energie rinnovabili per diminuire la dipendenza da quelle fossili importate. La Svizzera ha anche una strategia climatica: entro il 2050 non dovrà più produrre emissioni di gas serra (obiettivo “saldo netto pari a zero”). La domanda che ora ricorre sempre più spesso, soprattutto alla luce della crisi energetica causata dalla guerra, è se questi obiettivi siano raggiungibili senza il nucleare, considerato utile nella transizione energetica per ovviare ai limiti delle rinnovabili, che è a zero emissioni di anidride carbonica, ma ha criticità non trascurabili: il problema delle scorie, la sicurezza dei reattori, i tempi lunghi e gli elevati costi per la realizzazione di nuovi impianti. Lo studio dell’Ufficio federale dell’energiaProspettive energetiche 2050+” dice che grazie allo sviluppo tecnologico e agli investimenti per garantire maggiore efficienza il traguardo della decarbonizzazione potrà essere raggiunto a un costo sostenibile. Quali sono i punti di questo studio? Da dove prenderemo l’elettricità che ci serve? Ci sono aspetti critici? Che ruolo potrà avere il nucleare in questa transizione?

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