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Tra povertà e disoccupazione, chi subisce gli effetti economici della pandemia

Con Nicola Colotti

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Disoccupazione e povertà sono due facce della stessa medaglia: quella della pandemia che colpisce una parte consistente delle attività economiche e di riflesso i lavoratori e soprattutto le lavoratrici già vulnerabili prima dell’emergenza e delle chiusure. I dati sulla disoccupazione recentemente resi noti colpiscono soprattutto per il Canton Ticino (con una perdita di circa diecimila posti registrata alla fine dello scorso anno rispetto al 2019). Sono dati che andranno analizzati e ponderati in modo articolato, certo, ma c’è chi non esita a parlare di dramma sociale che si delinea all’orizzonte. Il rischio di vedere un numero crescente di persone finire in assistenza e quindi in situazione di difficoltà economica estrema preoccupa le autorità e gli enti di sostegno. Benché i dati sull’andamento dell’economia svizzera appaiano meno negativi di quanto preventivato, consentendo un cauto ottimismo, l’acuirsi e il diffondersi di situazioni di fragilità e precarietà pone serie domande sugli effetti a lungo termine dello shock pandemico che da più di un anno ha investito paesi economicamente solidi come la Svizzera. Se da un lato l’ente pubblico, lo Stato, è chiamato a garantire misure di sostegno urgenti che in Ticino sono già state messe in atto, dall’altro chi osserva la società elvetica nel suo insieme nota le differenze tra le diverse regioni del paese e si interroga sul futuro della coesione sociale, in cui i più svantaggiati rischiano di soffrire le conseguenze più pesanti.

Sono ospiti:
Gabriele Fattorini
, Direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie
Cristina Oberholzer Casartelli, caposezione del Sostegno sociale del DSS
Sandro Cattacin, professore di sociologia all’Università di Ginevra
Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino
Giangiorgio Gargantini, segretario regionale sindacato Unia