Una nuova guerra fredda nello spazio? (3./3)

Dibattito a cura di Nicola Colotti

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“Foschi presagi di guerre stellari, Mosca lascia la Stazione spaziale”, così titolava nei giorni scorsi un approfondimento del Corriere del Ticino dopo l’annuncio del nuovo capo di Roscosmos (l’ente spaziale russo) Yuri Borisov che la Russia lascerà la ISS dal 2024. Una decisione che segue di poco la sospensione della collaborazione tra l’Agenzia spaziale europea (ESA) e la stessa Roscomos in vista del lancio della missione Exomars, previsto per la fine di quest’anno. È un clima da guerra fredda spaziale che aleggia a seguito della crisi ucraina. Uno scontro alimentato dalle sanzioni in ambito tecnologico spaziale verso Mosca e dalle ritorsioni della Russia che risponde sottraendo la propria collaborazione con le agenzie spaziali occidentali. Al di là delle implicazioni geopolitiche di questa situazione, che spetterà ai politici affrontare, sono quelle di carattere tecnologico spaziale che mettono in allerta gli scienziati. Dopo decenni di collaborazione tra Stati Uniti, Europa e Russia (con l’aggiunta di altri paesi, l’emergere della Cina e degli attori privati) lo spazio torna ad essere un luogo di ricerca e conquista “contro” e non “con” gli altri. Quali prospettive si aprono? Come reagirà in particolare l’Europa che investe molto denaro nella ricerca e nella tecnologia spaziali, di cui anche la Svizzera beneficia?

Ne parliamo con:
Andrea
Accomazzo, responsabile operazioni per le missioni interplanetarie dell’Agenzia spaziale europea (ESA)
Piero Bianucci, giornalista scientifico, docente del Master di Comunicazione scientifica all’Università di Padova
Angelo Consoli, già membro della Commissione federale per le questioni spaziali
Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aerospaziale, già docente al Politecnico di Milano, consulente scientifica dell’ESA per l’esplorazione di Marte
Paolo Nespoli, ex astronauta dell’ESA, con oltre 300 giorni trascorsi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.