Si chiama Swissness. È la nuova legislazione in vigore da inizio anno, che cerca di meglio proteggere il “marchio Svizzera”, di tutelare i prodotti “Made in Switzerland”. È da diversi anni che se ne discute, soprattutto in quei settori dove i prodotti di qualità elvetici sono spesso confrontati con imitazioni che abusivamente recano la Croce svizzera. L’uso abusivo della designazione “Svizzera” in patria e all’estero è in continuo aumento, ciò che danneggia la credibilità del marchio di provenienza svizzera.
Swissness poggia su quattro ordinanze, tutte volte a preservare e proteggere il valore aggiunto che l’indicazione “Swiss made” conferisce a tutto un ventaglio di prodotti e servizi, e che definiscono e precisano i criteri per l’uso del marchio con la croce elvetica. Si tratta delle ordinanze sulla protezione dei marchi, delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni d’origine e indicazioni geografiche, noncheé la protezione dello stemma della Svizzera.
Lunga la lista delle normative che determinano se un prodotto o un servizio è Swiss made. Solo qualche esempio: per le derrate alimentari, almeno l’80 per cento delle materie prime deve provenire dalla Svizzera (100 per cento per latte e latticini); mentre per i prodotti industriali almeno il 60 per cento dei costi di produzione (inclusi i costi di ricerca e sviluppo) deve essere realizzato in Svizzera. Nel caso di servizi internazionali, la sede amministrativa e la gestione effettiva dell’azienda deve essere in Svizzera.
Modem ne parla con:
Carlotta Capurro Prodir, Marketing Manager
Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio, industria, artigianato e servizi del canton Ticino
Marco Casanova, docente Università di Berna, direttore dello Swiss Branding
Marco Salvi, membro di Avenir Suisse
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