dall'inviato a Rio de Janeiro Marcello Ierace
Nei mesi che hanno preceduto le Olimpiadi brasiliane il mondo ha scoperto una parola nuova: zika. Di questo virus non se ne era quasi mai parlato, prima del 2016, e comunque non in modo diffuso. Esso rappresenta sì un problema per il paese sudamericano, anche se non particolarmente in questo periodo di inverno australe, ma non è di certo l'unico. Tra le numerose persone che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in queste settimane a Rio c'è anche Cristiana Santos De Macedo, una ricercatrice universitaria, che si occupa proprio dello studio delle malattie infettive. "La zika è un problema certamente grave per il Brasile - ci ha spiegato - Ma non dobbiamo dimenticare che lo stesso insetto porta anche la dengue e la chikungunya, che sono malattie altrettanto pericolose".
È però sulla lebbra che la nostra interlocutrice mette particolare accento nel suo lavoro di ricerca. Una malattia di cui, solo apparentemente, si pensava di non dover mai più parlare. "E invece la lebbra è presente e colpisce soprattutto il nord del paese", continua Cristiana Santos De Macedo.
"Sono i bambini a contrarre maggiormente la lebbra: è una situazione che bisogna cercare di cambiare"
Cristiana Santos De Macedo
Particolarmente curioso poi è anche il modo in cui si pensa che questa malattia venga contratta e si diffonda, ovvero in seguito all'abitudine di mangiare il fegato crudo dell'armadillo... "Vi sono dei chiari segnali ma non è ancora scientificamente comprovata questa teoria: però vi sono dei dati che evidenziano un legame tra il fatto di mangiare l'armadillo e la contrazione della lebbra, anche perché questo animale viene tradizionalmente mangiato proprio nelle zone dove la lebbra è più presente", conclude la ricercatrice brasiliana.
Rio 2016, l'intervista alla ricercatrice Cristiana Santos De Macedo (20.08.2016)
RSI Sport 20.08.2016, 01:46
