dall'inviato a Rio de Janeiro Marcello Ierace
Ha diversi nomi, a dipendenza da che parte ci si ponga. Alcuni la chiamano pacificazione o bonifica. Altri esclusione o pulizia sociale. La problematica relativa alle favelas spacca il Brasile, tra chi le considera solo una fucina di delinquenza e degrado e chi vede in esse una parte integrante della complessa e variegata società brasiliana.
Non è una novità il fatto che negli ultimi anni si siano usate maniere eufemisticamente brusche per provare a trovare una soluzione alla stridente conflittualità provocata dalla contrapposizione tra questi popolosissimi quartieri e la parte più turistica e benestante di Rio. Un caso, sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori impegnati in questi Giochi, riguarda la favela di Vila Autodromo, posizionata proprio a ridosso del Parco Olimpico, nella ricca zona di Barra. Una comunità pacifica che contava 600 famiglie per una totalità di 3'000 persone, fatta totalmente sfollare per far spazio al parcheggio dei bus che accompagnano noi giornalisti nei vari siti olimpici.
Gli abitanti della favela hanno provato a resistere, subendo in cambio minacce e violenza. Poi però le ruspe sono state azionate e tutto è stato raso al suolo. Una lunga battaglia legale ha permesso a circa una ventina di famiglie di ottenere alcune casette, tutte bianche e in fila bella ordinata. Abitazioni trasformate in questi giorni in una sorta di museo della protesta anti-olimpica a cielo aperto. Uno stimolo di riflessione per capire che c'è anche un'altra faccia di questa scintillante e gioiosa Olimpiade. Per chi ha voglia di girare gli occhi e provare a guardare le cose da un'altra prospettiva.
Rio 2016, ciò che resta della favela di Vila Autodromo (16.08.2016)
RSI Sport 16.08.2016, 18:36
