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Dai giochi ai gioghi

Reportage da Sochi 11 - È difficile penetrare nella complessa mentalità russa, ancora imbrigliata nei meccanismi del passato

  • 03.02.2014, 12:01
  • 4 maggio, 12:44
Nel cielo di Sochi
  • Reuters
Di: RSI Sport 

È difficile penetrare nella complessa mentalità russa, ancora imbrigliata nei meccanismi del passato. Proprio l'ultimo giorno di questo reportage in undici puntate mi accorgo di una grave mancanza. Ho parlato di sicurezza, di sfollati, di ecologia, di conoscenza e delle lingue straniere. Ho tralasciato le persone. Le decine di persone a cui per due settimane ho ficcato un microfono sotto al naso, chiedendo di esprimere un'opinione, di riflettere insieme a me sull'impatto dei giochi, di confidarmi le loro speranze post olimpiche.

Per molte di loro, per la maggior parte, a onore del vero, i giochi sono un'occasione, la fionda che rilancerà nel mondo la Russia e quella sua appendice turbolenta che è il Caucaso. Anche se mi rimane in bocca quel retrogusto amaro, di certe domande che a microfono spento hanno avuto una risposta, e a microfono acceso ne hanno registrata un'altra, edulcorata, a volte addirittura compiacente.

Del mio disagio e dell'incapacità di capire fino in fondo le reazioni di alcuni interlocutori, ha cercato di darmi una spiegazione il traduttore, Alexey, con il quale ho discusso anche in maniera ferma di libertà di espressione. Ha scelto la metafora della vodka, uno dei simboli dell'ospitalità russa. "Quando hai davanti una vodka, hai una scelta: berla o... Non hai scelta".

Che la forzata apertura al mondo connaturata con lo spirito olimpico diventi dunque un'occasione per liberare i giochi e liberarsi dai gioghi.

Alessandro Chiara

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