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La solitudine della call room

"Ai Nastic di partenza": il filo diretto con i Mondiali di nuoto

  • 26.07.2017, 14:45
  • 4 maggio, 18:25
In fila per otto

In fila per otto

  • Keystone
Di: RSI Sport 

da Budapest Igor Nastic

La call room è il luogo più malinconico degli eventi sportivi. Non fa eccezione quella della Duna Aréna di Budapest. Gli atleti sperano e pregano di rimanerci il meno possibile. Si sentono soli e abbandonati. In quella sterile saletta tutto diventa pesante: il tempo, i pensieri, i muscoli. Nella mente l'acqua si trasforma in piombo liquido. Farsi coraggio ascoltando musica è un'illusione. I più disperati parlano tra di loro accennando un rigido sorriso. La tensione agonistica è un incantesimo.

Per liberarsene bisogna attendere il proprio nome urlato dallo speaker. Solo in quel momento si può fuggire dalla stanza del disagio e andare in pasto al pubblico in delirio. L'unica fuga per la libertà è la gara: poco importa se 50 o 1500 metri. Non vi sono altre soluzioni per lasciarsi alle spalle la tragica esperienza della call room.

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