Vinci che ci passa. È il nuovo slogan del popolo brasiliano. Di quello in particolare votato alle proteste di piazza. Vinci, che ci passa la voglia di manifestare il nostro dissenso per la Coppa. E ci viene la voglia di scendere in strada a festeggiare.
A Scolari e Neymar è stato affidato un compito ulteriore: smorzare le tensioni interne attraverso i successi. Come spesso accade, il calcio diventa sostanza cloroformizzante. Permette di dimenticare la voracità di certi amministratori, la loro fatale attrazione per i soldi, intascati attraverso la corruzione. Qui come altrove. Qui però ancora più che altrove. Perché la miccia non è del tutto spenta.
Per il momento la rabbia è sopita, le strade vuote (quando giocano i verdeoro, altrimenti sono un ingorgo unico). Le piazze tacciono.
"Se il Brasile vincerà la Coppa, dimenticheremo tutto. I costi quadruplicati per gli stadi, i politici e il loro mangia mangia che inciderà sulle nostre tasse. Ma se perderà, non so immaginarmi cosa succederà", mi ha raccontato ieri un tassista a Porto Alegre. La città dove a inizio secolo ha messo radici l'idea che un altro mondo è possibile, attraverso il Forum Mondiale. Un movimento che ha inciso anche sul modo di pensare di una parte della società brasiliana. Quella scesa in piazza un anno fa durante la Confederations Cup.
Vinci che ci passa, Seleçao. Perché se non vinci....







