Dall'inviato in Brasile Severino Piacquadio
"Contro la Germania, tolti i sei minuti che ci sono costati quattro gol, abbiamo giocato un'ottima partita".
"Contro l'Olanda ci ha penalizzati l'arbitro, col rigore e il secondo e terzo goal irregolari".
"Guardate questi fogli. Contengono il programma degli allenamenti di questi ultimi due mesi. Abbiamo fatto tutto bene, tutto giusto, in questa coppa del mondo".
"Un anno fa abbiamo vinto la Confederations Cup".
"Ho partecipato a tre mondiali e ho sempre chiuso tra i primi quattro"
Felipe Scolari va controcorrente. I suoi giocatori chiedono scusa ai tifosi, che apprezzano e perdonano. Lui si ispira a Cervantes e come Don Chisciotte va alla lotta contro i mulini a vento. Prendendosi i fischi dei torcedores.
Va bene prenderne 10 in 180 minuti, ma i brasiliani non hanno voglia di ulteriori umiliazioni verbali. Questo, più di ogni gol preso, non sono disposti ad accettarlo. Hanno occhi per vedere, competenze per giudicare, cuore per perdonare. E infatti la squadra, scarsa, l'hanno vista, giudicata e perdonata. Scolari l'hanno sommerso di insulti.
Il passato spesso è ingombrante. Lo ha sperimentato l'Italia del 2010 in preda alla nostalgia canaglia per Lippi. Lo ha sperimentato il Brasile con Scolari e Parreira, i CT della Penta e della Tetra. Per vincere la Hexa non serve mentire a se stessi. Serve costruire. Cambiare. Affidarsi a gente con idee nuove che sappia sopperire ai limiti strutturali e tecnici del calcio brasiliano contemporaneo.
Servono Maestri. Non Scolari.
