di Giancarlo Dionisio
Ci sono momenti in cui, nel percorso professionale, si matura l'impressione di aver assistito ad un momento storico, o, per lo meno, ad una svolta. Oggi la tappa tra Castellanìa ed Oropa mi ha trasmesso esattamente questa sensazione. Il traccciato era una sorta di fotocopia di quello che domenica scorsa aveva portato la carovana sul Blockhaus e che era stato un inebriante trampolino di lancio per Nairo Quintana.
C'erano tutti i segnali per il bis del colombiano, tuttavia, per fortuna, non tutto è scritto: il copione può trasformarsi in canovaccio, a volte, per nostro sommo godimento, in anarchia tattica. Oggi lo spettacolo è stato garantito anche se non si è arrivati fino alla rottura totale degli schemi. La Movistar ha spinto, Quintana ha attaccato, ma dietro Dumoulin non ha abboccato. La sua gestione dello sforzo è stata un capolavoro di saggezza. Sembrava di vedere il miglior Miguel Indurain, con la differenza che, nel processo di maturazione, l'olandese è in anticipo di almeno 3 anni rispetto al Navarro.
Il suo palmares è ancora semivuoto, quindi sul traguardo la farfalla di Maastricht non ha potuto permettersi di fare sconti ed ha sprintato per intascare anche i 10 secondi di abbuono che spettano al vincitore di tappa. Tom il Bello oggi non ha sbagliato nulla, e chi vi scrive ha proprio percepito che a due passi dal santuario mariano di Oropa sia nata una stella destinata a illuminare per alcuni anni il firmamento del ciclismo.
Giro d'Italia, il servizio sulla 14a tappa (Sportsera. 20.05.2017)
RSI Sport 20.05.2017, 23:17





