Dopo 17 anni si è chiusa l’era Filippo Lombardi alla testa dell’Ambrì. Per l’occasione il 69enne alla Domenica Sportiva ha ripercorso questi anni tra momenti di gioia e molti altri momenti difficili. Ieri, in occasione del match con il Kloten, i fan biancoblù hanno omaggiato Lombardi con uno striscione malgrado i molti screzi passati tra tifoseria e presidente: “Ho sentito in questi giorni un senso di gratitudine che non credevo di trovare. Io le cose non le ho mai fatte per i ringraziamenti, però devo dire che mi fanno piacere”. Si rimprovera qualcosa verso i tifosi? “Sicuramente. Troppo spesso ho pensato che le cose evidenti a me probabilmente non ero riuscito a spiegarle bene. Poi ti dici che se devi far capire quanto è dura la situazione e che non sai come pagare gli stipendi rischi di scoraggiare la gente e invece dovresti motivarla”.
Se fossimo retrocessi con la vecchia Valascia non avremmo mai più avuto la possibilità di salire e non potendola ristrutturare sarebbe finita velocemente anche l’avventura in Swiss League. Non c’era nulla a norma alla Valascia, la pista stava cominciando a caderci in testa
L’addio di Lombardi è probabilmente anche figlio dell’ormai storica spaccatura con Paolo Duca e Luca Cereda culminata nella conferenza stampa dello scorso ottobre. È stato quello il momento più difficile della presidenza del 69enne? “È stato molto difficile. Ero arrabbiato con me stesso perché non ero riuscita a gestirla. Ma i momenti peggiori li ho vissute altre volte. Negli anni in cui non sapevo se potevamo finire la stagione, o quando abbiamo fatto gli spareggi. Il giorno in cui dovevamo ricevere la licenza per rinnovare la Valascia e ci hanno detto che ai sensi della legge non fosse possibile perché a rischio valangario è stato il più nero perché non vedevo soluzioni”. Per fortuna si è poi riusciti a costruire una nuova pista e la Gottardo Arena è ora quasi sempre piena: “Il pubblico ci perdona anche qualcosa che non fa piacere sul ghiaccio perché la casa è bella e si viene volentieri”.
Il legame con Duca e Cereda ci ha aiutato a superare molte difficoltà, ma era diventato difficile uscirne. Un grande amore non finisce mai con un “ciao, è stato bello”, ma rompendosi i piatti in testa
Ieri è anche stato presentato il nuovo DS Lars Weibel. È stato un ultimo colpo di Lombardi? “È stata una scelta collettiva, siamo riusciti per una volta a tenere il segreto per quasi tre settimane”. Riguardo ai giovani, punto sollevato proprio dallo stesso Weibel, il municipale luganese ha commentato: ”La volontà teorica era sempre di avere dei giovani, ma poi bisogna anche rendersi conto della pressione sullo staff tecnico che spesso per ottenere risultati punta più sui giocatori esperti che sui giovani. Anche il pubblico all’inizio vuole sempre far giocare i giovani, ma dopo qualche partita che non vinci vogliono i risultati. E lo dicono anche gli sponsor”.
Lombardi ha parlato anche della vicenda Dubé, in parte all’origine dell’addio del duo Duca-Cereda: “Avevo pensato a lui perché se Duca e Cereda volevano andare via insieme come avevano detto servivano un DS e un allenatore. Lui presentava la possibilità di essere tutti e due, almeno per una fase transitoria. È stato praticamente l’unico che ho sentito. Nei media norvegesi c’è stato un altro che ha preteso di essere stato contattato... mai sentito e mai chiamato, ha solo cercato di farsi bello sul cadavere degli altri. Ma che contattato? Nessuno sa chi sei!”
Avevamo scelto Duca e Cereda perché volevamo puntare moltissimo sulla nostra identità. Penso che la scelta fosse giusta
In chiusura, dopo questo addio cosa mancherà di più a Filippo Lombardi? “Tanti che hanno fatto questa esperienza una volta fuori erano contenti di esserne usciti. Io non me ne vado sbattendo alcuna porta. Mi mancherà essere partecipe nelle decisioni, da presidente onorario sarò certamente vicino col cuore, ma lontano dall’operatività”.
NL, l'intervista a Filippo Lombardi (La Domenica Sportiva 18.01.2026)
RSI Sport 18.01.2026, 19:20










