Hockey - il commento

Ici c’est Fribourg! 

Un’incredibile finale corona una rincorsa durata una vita, per club e capitano

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Festeggiamenti durati tutta notte

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Di: Ivan Zippilli 

Ha 2 anni nel 1988 il piccolo Julien. La famiglia Sprunger, un po’ per passione un po’, chissà, magari per mantenere vivo un possibile e futuro sogno sportivo dell’infante, decide di versare la propria quota di sostegno alla campagna “Sauvez Gottéron”. Le finanze del club sono al collasso e un’intera città si stringe attorno alla propria squadra di hockey permettendole così un’improbabile rinascita. È sullo slancio di questo sostegno popolare che il presidente Jean Martinet realizza uno dei massimi colpi nella storia del nostro campionato: nell’estate del 1990 sulle rive della Sarine arriva l’incredibile coppia del CSKA Mosca Bykov-Khomutov, dalla Russia con amore. Un amore ricambiato da una piazza impazzita per il fenomenale duo, una piazza che, in pochi anni, sogna e sfiora tre volte il titolo di campione svizzero. Bykov e Khomutov trasformano il St.Léonard nella seconda cattedrale della città e diventano per sempre parte integrante della città stessa.

Julien Sprunger intanto cresce con i parenti che gli raccontano di cos’era il Friborgo di quegli anni, meraviglioso ma perdente, cresce talmente tanto da diventare un uomo di 194 cm, si ritrova stella del campionato con al fianco il suo migliore amico di ghiaccio, Andrej Bykov, figlio di Slava, con cui riconquista una quarta finale: ma la perde nel 2013. Una maledizione che continua. Il 30 aprile 2026 alle 20h00 Julien si ritrova capitano, brizzolato quarantenne e all’ultima stagione da professionista, all’ultima partita da professionista e ad una vittoria dal titolo; 3-3 nella serie contro la migliore squadra della stagione, quel Davos che di campionati ne ha vinti ben 31, quasi irriverente nella propria superiorità storica. La differenza di palmarès è tale da intenerire persino il solitamente dispettoso e imperturbabile Dio dell’hockey: quel 31-0 è troppo persino per Lui. Ma il gusto della drammaturgia, quello, non lo vuole perdere.

Allora il match si spinge avanti, come tutta la serie, correndo su un’inenarrabile altalena di emozioni, di decisioni sfiorate, di tensione su un equilibrio quasi surreale. Di meriti che, minuto dopo minuto, si suddividono in modo talmente equo da rendere qualunque esito spietato. Spietato come quella maledizione che Sprunger sa di voler togliere dalle spalle al proprio popolo, spietato come il decisivo bolide che Lucas Wallmark lascia sfrecciare nell’aria e che alle 22h47 chiude i conti della serie e, insieme, la carriera del Capitano. Per Sprunger e il Friborgo è un cerchio che si chiude, una rete che cambia la storia del club, che toglie dal drago le vesti dell’eterno secondo, che trasforma quell’amore popolare chiamato un tempo “Sauvez Gottéron” nel suo compimento di oggi: “Gagné, Gottéron”.

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