Tra le personalità più note della storia ticinese, Alma Bacciarini è ricordata soprattutto per essere stata la prima donna ticinese eletta in Consiglio Nazionale. Il suo costante impegno politico e la varietà di cause che appoggiò nel corso della sua carriera ne fanno, tuttavia, un personaggio di respiro molto più ampio.
Nel 1945, due anni dopo il conseguimento della laurea in letteratura italiana e francese all’Università di Zurigo, Bacciarini iniziò la carriera di insegnante di scuola superiore tra Biasca e Bellinzona. L’interesse per la politica e le questioni sociali, ereditato dalla famiglia di tradizione liberale e già manifesto durante gli anni dell’università, maturò con l’inizio dell’attività lavorativa, quando si apprestò alla scrittura di commenti e opinioni sulle questioni politiche della regione che iniziarono ad apparire con regolarità sui quotidiani del Cantone. Il vasto corpus formato da questi articoli è stato raccolto in un volume, intitolato Un bilancio, nel 1998, documento di testimonianza e insieme commemorazione dell’acuta sensibilità politica della futura consigliera.
Le questioni per cui Bacciarini si batté con maggiore tenacia furono l’emancipazione femminile e il diritto di voto, temi su cui scrisse numerosi articoli e che sostenne attivamente dentro e fuori dal parlamento. Aderì a vari gruppi femminili quali l’Associazione Ticinese per il Voto alla Donna e l’Associazione svizzera per il Suffragio femminile, di cui fu vice presidente dal 1954 al 1963. Fu tra le socie fondatrici dell’Associazione consumatrici della Svizzera italiana, diretta nei suoi primi dieci anni da Marili Terribilini-Fluck e dal 1989 al 1992 presiedette la Federazione Ticinese delle Società femminili. Fu tra le voci che animarono il dibattito sulla parità di genere intavolato dalla trasmissione radiofonica Per la Donna, condotta da Iva Cantoreggi, con la quale collaborò alla pubblicazione della traduzione italiana del volume Il suffragio femminile in Svizzera di Lotti Ruckstuhl (1988) con lo scopo di divulgare la storia della lotta svizzera per il diritto di voto. La parità dei sessi, da lei considerata una condizione fondamentale basata sulla parità intellettuale e indipendente da qualsiasi differenza fisica e sessuale1, fu al centro della sua militanza anche dopo la conquista del suffragio, tappa imprescindibile ma non meta nella corsa all’emancipazione.

La conquista del suffragio femminile lanciò la sua carriera politica in un ventennio fervido e ricco di incarichi di crescente prestigio: dal 1972 al 1980 entrò nel Consiglio comunale di Breganzona; dal 1975 al 1991 fu Gran consigliera e dal 1979 al 1983 sedette in Consiglio Nazionale a Berna. In quest’ultimo ruolo prese parte alla commissione incaricata di analizzare l’iniziativa a favore della parità tra uomo e donna e sostenne un’altra causa di grande valore: la conservazione e valorizzazione della lingua italiana in Svizzera. Si espresse più volte con competenza sul tema del valore dell’italianità e della necessità di abbattere le barriere linguistiche del Paese, e nel 1982 firmò un atto parlamentare con la richiesta di inserire l’italiano come lingua obbligatoria per la maturità federale.
Non si ricandidò alle elezioni del 1983 poiché il PLR decise di appoggiare il candidato Ugo Sadis, che non fu eletto. Nel 1991 si ritirò dalla politica ma continuò a scrivere sui quotidiani e a operare all’interno del partito. Come dichiarò lei stessa in un’intervista nel 2001, lasciare la politica del tutto non le era possibile: “Leggo molto attentamente i giornali e vivo i fatti politici quasi ci fossi ancora dentro, in politica. E molte volte […] devo trattenermi dal volere esprimere pubblicamente la mia opinione come lo facevo quando ero attiva”.
Personalità poliedrica, dotata di un intelletto vivace e sempre attenta al mondo che la circondava, Bacciarini fu anche attiva in diverse associazioni culturali, divenendo presidente del Lyceum della Svizzera italiana e di quello svizzero, nonché vicepresidente di quello internazionale. Per la sua carriera, ricevette la carica di Commendatore della Repubblica italiana e l’Ambrogino d’Oro da parte del comune di Milano, nel 1988.


1’Controluce- Alma Bacciarini’, RSI, 20.05.2001






