Ora come allora

La Maggiolata da rito contadino a festa di primavera

Un tempo propiziava fertilità e raccolto, oggi rivive in uno “showcase” della RSI; dai nostri Archivi: usi, canti e balli delle feste del maggio del passato

  • Oggi, 07:00
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  • RSI
Di: RSI Archivi / ri 

La Maggiolata è un ormai consolidato evento pubblico della nostra Rete Due per celebrare in musica l’arrivo della bella stagione (è possibile rivedere su Play RSI le edizioni 2024 e 2025 e prenotarsi qui per il concerto de La Triada e Alessia Capotondo di stasera, 5 maggio, al Cinema Teatro di Chiasso).

Prende il nome da tradizioni popolari un tempo diffuse e sentite nella Svizzera italiana, in nord Italia e nell’Appennino tosco-emiliano, che avevano funzione propiziatoria per l’economia agricola. Maggiolate sono anche composizioni musicali che accompagnavano le più antiche feste del maggio, previste in genere la prima domenica o il primo del mese (che è dunque sempre stato, a suo modo, una festa del lavoro).

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È ritornato il maggio

RSI Archivi 02.05.1982, 19:00

Dopo aver invocato – per secoli – la fertilità della terra e un buon raccolto, la Maggiolata ha man mano assunto altre forme, come un mercato di primavera con gastronomia e artigianato (la Festa del magg prevista dal 22 al 24 a Sant’Antonino) o una rievocazione (ad esempio la Maggiolata di Ravecchia, che coinvolge la bandella Il Concertino, corali e gruppi in costume e quest’anno è in programma il 30 maggio).

Dai nostri Archivi

Capofila della tradizione è stato per molto tempo il Malcantone. In particolare Curio, che negli anni Sessanta apparve nel filmato di Vincenzo Vicari “Tessin... seine Bräuche und Gebräuche” (Usi e costumi del Ticino) e più tardi fu scelto per una puntata di “Paese che vai” con Nanni Svampa.

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Al canto del cucù

RSI Archivi 01.05.1979, 15:36

In questo comune non era un semplice ramo di betulla ad essere preparato per la festa, ma un intero albero, col tronco bello dritto. Pelato fino a lasciare un solo ciuffo in testa, parte poi ornata con nastri colorati, veniva issato in piazza.

Intanto, ragazze e ragazzi giravano per il paese con una frasca decorata e bussavano a ogni porta per lasciare un augurio. Alle famiglie con prole, si augurava che crescesse sana e forte. Alle giovani donne, che trovassero un buon marito.

1982: una troupe documenta la Maggiolata di Neggio.

1982: una troupe documenta la Maggiolata di Neggio.

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Chi cantava di porta in porta ne ricavava qualche dono in natura, più tardi denaro. In diversi paesi c’erano canti ad hoc per ringraziare chi aveva mostrato generosità, ma anche versi da intonare di fronte alle porte chiuse (“in questa casa non mi han dato niente, verranno i topi a digrignare i denti”).

Ci si riuniva infine intorno al maggio, che è il nome del mese, della festa e dello stesso albero o ramo attorno al quale s’intrecciano le danze.

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Maggiolata a Neggio

RSI Archivi 01.05.1982, 19:00

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