Conosciuta da tutti con il soprannome “Marili”, Maria Antonietta Terribilini-Fluck non si formò in materie relative alla politica ma piuttosto come assistente di laboratorio, mestiere che svolse per alcuni anni prima di intraprendere la carriera che la portò, tempo dopo, in Gran Consiglio. A partire dal 1956, anno della prematura morte del marito, Terribilini entrò a far parte dell’Unione Donne Socialiste Ticinesi (UDST), di cui diventò presidente due anni dopo e che rappresentò più volte sia a livello cantonale che federale. In quella veste, si impegnò per l’integrazione delle donne nelle sezioni del Partito Socialista e per la propaganda a favore del suffragio femminile.
Parallelamente al lavoro nel partito, Terribilini si batté per il diritto di voto anche attraverso la mobilitazione in associazioni, in particolare nella Federazione Ticinese delle Società Femminili (FSFT), di cui fu vicepresidente dal 1973 al 1980. Già nel 1958 fu incaricata come portavoce della Federazione nella “Comunità di lavoro delle associazioni svizzere per i diritti politici delle donne”, riunitasi a Berna. La sua voce divenne nota al pubblico anche grazie alla rubrica radiofonica Per la donna, in cui avanzava argomentazioni a favore dell’estensione del diritto di voto alle donne.
L’azione politica di Terribilini si rivolgeva al grande pubblico con l’obiettivo di sensibilizzare e di stimolare il dibattito su temi di attualità a lei particolarmente cari, ossia la condizione femminile e l’ecologia. Così, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, organizzò due cicli di conferenze dedicati rispettivamente all’aumento della diffusione di immagini pornografiche degradanti per le donne e al rapporto tra progresso scientifico e ambiente. Queste conferenze si tennero prevalentemente in borghi reconditi e nelle valli, dove l’impatto ambientale è significativo e gli abitanti non erano abituati ad affrontare temi legati alla sessualità.
La conquista del diritto di voto segnò la vera ascesa della carriera politica di Terribilini, che fu l’unica socialista eletta tra le prime undici donne ad ottenere un seggio in Gran Consiglio nel 1971. Il mandato le fu rinnovato nel 1975 e nel 1978 fu nominata vicepresidente del legislativo; nel 1979 mancò la rielezione per pochi voti, ma nel biennio 1982-83 rientrò come subentrante di Didier Wyler. I suoi interventi in Gran Consiglio vertevano soprattutto sulla condizione femminile, con un’attenzione particolare alla maternità e alla pianificazione familiare, e sulla lotta per la parità, a cominciare dalla parità salariale. Presentò anche interpellanze riguardanti la scuola e il rincaro dei prezzi.

Per far fronte alla crescita vertiginosa del tasso di inflazione, Terribilini pretese un maggiore controllo dei prezzi e, nel 1973, divenne la prima presidente della neofondata Associazione delle consumatrici della Svizzera italiana (ACSI), nata a seguito di un intervento delle donne socialiste. Durante la sua presidenza, che durò dieci anni, l’associazione adottò varie misure per sensibilizzare i consumatori su temi a sfondo ambientale, quali l’eccessivo utilizzo della plastica negli imballaggi e nei sacchetti della spesa, e per aiutarli nella scelta consapevole di prodotti. L’associazione promosse dunque un modello di consumo consapevole ed ecologico. Le questioni ambientali interessarono particolarmente l’ACSI, che sotto la guida di Terribilini si oppose al nucleare e si schierò a favore della protezione delle acque.


Dal 1976 al 1989, Terribilini fu anche consigliera comunale a Sorengo, dove visse per molti anni. Nel 2022, undici anni dopo la scomparsa, il comune decise di omaggiarla conferendole la cittadinanza onoraria1.

1‘Sorengo dà la cittadinanza onoraria a Marili Terribilini-Fluck’. La Regione, 19.12.2022.






