Cry Macho - Ritorno a casa

L'ultima opera di un'icona del cinema

Mariarosa Mancuso ha scritto che Clint Eastwood assomiglia ormai a una scultura di Giacometti. Non so se il paragone possa essere considerato offensivo – di questi tempi, quel confine si sposta ogni giorno – ma senza dubbio si addice al suo fisico di attore novantunenne (peraltro somigliante al mio, che ho più di mezzo secolo in meno sulle spalle). Di più, l'idea giacomettiana della figura umana “ridotta all'osso” è incredibilmente aderente all'idea di cinema che l'Eastwood regista sembra perseguire con questo suo ultimo Cry Macho. Chiamatelo cinema no frills, se volete. Oppure, se preferite guardare il lato positivo, ricerca dell'essenzialità.

Sia come sia, Cry Macho è un film che sembra spesso quasi senza peso, fatto strano per un racconto che ha impiegato quarant'anni per trovare la strada dello schermo. Lo scrittore americano Richard Nash l'ha visto pubblicato nel 1975, Eastwood l'ha avvicinato per la prima volta a metà anni Ottanta, e poi dimenticato in un cassetto. Nel 2021 esce nelle sale, in un adattamento cinematografico che ovviamente semplifica la vicenda, ma soprattutto alleggerisce le atmosfere del romanzo. A tratti, fin troppo: diversi momenti potenzialmente drammatici vengono risolti con un'alzata di spalle, e subito dimenticati. Intendiamoci, niente di male: in fondo questo è anche il modo di affrontare la vita del protagonista, vecchio cowboy fuori dal tempo, burbero ma esperto del lavoro e della vita, brontolone e in fondo buono, amante dei bambini e degli animali. Ah, nonostante le molte primavere sulle spalle, alle donne piace molto. Sullo schermo si chiama Mike, in pratica è Clint, lo conosciamo da novant'anni.

Gli ultimi decenni della carriera di Clint Eastwood sono un'enorme performance artistica sulla dicotomia persona-personaggio, ogni film uno specchio che riflette le sue vite cinematografiche precedenti. Cry Macho è solo l'ultima tappa della decostruzione eastwoodiana del mito del cowboy, quello che lo ha reso una star assoluta. Ma allo stesso tempo Eastwood è già andato oltre quel percorso, assurgendo a un livello di coscienza cinematografica superiore: ogni sua apparizione sullo schermo contiene un riferimento altro, un significato secondo. Non sono i suoi film a essere meta-cinema, è lui stesso a essere divenuto meta-Clint. Altro che Mark Zuckerberg. E il singolo film, ormai importa poco.

Cry Macho (USA, 2021)
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Clint Eastwood, Dwight Yoakam, Fernanda Urrejola, Brytnee Ratledge, Horacio Garcia Rojas
Durata: 104'

Michele Serra
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