Elegia americana

La recensione di Michele Serra sull'ultimo film di Ron Howard

Dunque, prima di raccontare l'ultimo film di Ron Howard (disponibile in streaming su Netflix e anche nell'unica sala aperta del canton Ticino, cioè l'Otello di Ascona) è il caso di spiegare cosa si intende per “Oscar Bait”, cioè film fatto apposta per ingolosire i giurati dell'Academy. Dunque. È un film che esce tra novembre e gennaio, e che di solito ha le sguenti caratteristiche: racconta una storia molto americana, lo fa con attori o attrici famose e riconosciute, e possibilmente dà loro l'occasione di trasformarsi radicalmente. Quindi, viste le caratteristiche del film, possiamo dire che Elegia Americana sia la più classica “esca da Oscar”.

Elegia Americana è la storia vera di un self made man, altro classico mito americano. Il self made man in questione è JD Vance, un ex “figlio di bifolchi” (come lui stesso definisce la sua famiglia) che cerca di conquistare una posizione sociale più alta. Il libro in cui JD ha raccontato la sua storia personale è stato un best seller in America quattro anni fa, e sembrava fatto apposta per diventare un film drammatico, di quelli che dichiarano subito la loro natura hollywoodiana, sin dalle prime inquadrature e dalle prime note della colonna sonora (naturalmente) di Hans Zimmer.

Dicevamo però che un vero Oscar Bait non può prescindere dagli attori: in questo caso due protagoniste A-List come Glenn Close e Amy Adams, truccate fino a essere quasi irriconoscibili (almeno nel caso della prima). I dubbi sugli eccessi estetici con cui sono rappresentati i due personaggi vengono spazzati via dalle fotografie che scorrono sui titoli di coda del film: sono effettivamente molto simili alle loro controparti reali. Quelli che rimangono riguardano invece la caratterizzazione psicologica: siamo in un momento storico in cui il pubblico – anche quello dei blockbuster hollywoodiani – sta diventando sempre più sensibile riguardo al modo eccessivamente stereotipato con cui vengono costruiti i personaggi del racconto cinematografico. Così, il filo su cui registi e sceneggiatori devono camminare diventa sempre più sottile, tra accettabile semplificazione e rischio di cadere nel ridicolo. Qui, Howard e la Close sembrano perdere l'equilibrio più volte.

Non sappiamo se i giurati dell'Academy gradiranno davvero le esche seminate per loro lungo tutto il film, ma possiamo dire senza timore di essere smentiti che il messaggio sociale e politico di fondo è quantomento inquietante. Elegia Americana illustra il modo in cui il sistema sanitario e le altre reti del welfare statunitense semplicemente non si occupano dei poveri (ricordiamo che gli Stati Uniti sono una delle nazioni più ricche del mondo anche nel 2020, secondo il Global Wealth Report di Credit Suisse), ma il racconto sembra considerare questo modus operandi quasi utile, utile a spronare gli strati più bassi della società a lavorare più duro per ottenere un miglioramento delle loro condizioni. Mostrare il successo di un uomo come JD Vance, che giocando secondo le regole riesce a vivere il sogno americano, in un momento storico in cui le statistiche raccontano un paese sempre più diseguale e mettono in luce un aumento della povertà, non può che risultare ipocrita anche per gli standard hollywoodiani.

C'è una crescente insoddisfazione nei confronti della retorica che racconta come la determinazione e il pensare positivo possano aiutarci a vivere meglio, e la colpa è anche di film come questo.

 

Hillbilly Elegy (USA, 2020)
Regia: Ron Howard
Interpreti: Glenn Close, Amy Adams, Gabriel Basso, Haley Bennett, Freida Pinto, Bo Hopkins
Durata: 117'

Elegia americana

Elegia americana

TG di venerdì 04.12.2020

 
Michele Serra
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