Natalia Goncharova, Contadini che raccolgono le mele, 1911
Natalia Goncharova, Contadini che raccolgono le mele, 1911 (© Natalia Goncharova, by SIAE 2019)

L’arte e la vita controcorrente di Natalia Goncharova

In mostra a Firenze fino al 12 gennaio

Nata nella campagna russa nel 1881 e morta a Parigi nel 1862, Natalia Goncharova fu una delle figure di punta delle avanguardie di primo Novecento, affermandosi non soltanto come pittrice, ma anche come costumista, scenografa, illustratrice, grafica, stilista e persino come attrice cinematografica e performer ante litteram, sfilando per le strade di Mosca con il volto e il corpo dipinti con immagini e frasi controverse. Libera e fieramente provocatoria: fu la prima donna, nel 1910, a esporre dipinti raffiguranti nudi femminili in Russia, la prima a essere accusata di blasfemia, offesa alla morale pubblica e pornografia, ma anche la prima esponente dell’avanguardia russa a vantare una grande personale a Mosca, nel 1913. Per oltre cinquant’anni visse e lavorò insieme all’artista Mikhail Larionov, con cui sviluppò il movimento del Raggismo. Nelle sue opere seppe coniugare in modo unico e significativo Oriente e Occidente, tradizione e innovazione, restando sempre profondamente legata alla sua terra d’origine, anche quando stabilitasi a Parigi non vi fece mai più ritorno, e al contempo guardando con stima e fascinazione al lavoro dei  contemporanei Paul Gauguin, Henri Matisse, Paul Cézanne, Pablo Picasso e Umberto Boccioni.

 

Tutto ciò fa di Natalia Goncharova una figura straordinaria, senz’altro meritevole di una conoscenza più approfondita e diffusa. L’occasione è ora offerta dalla grande retrospettiva a lei dedicata presso Palazzo Strozzi, a Firenze. Le oltre 130 opere in mostra ci permettono di ammirare l’evoluzione stilistica dell’artista, il suo vivace sperimentalismo ed eclettismo, in un percorso che parte da lavori giovanili come l’iconico Autoritratto con gigli gialli, passando per i dipinti di nudi che la portarono a processo per oscenità, fino alle opere di impronta religiosa, come il polittico degli Evangelisti, che nel 1914 a San Pietroburgo turbò il pubblico e fu ritirato dalle autorità. In tutti spicca la peculiare commistione fra gli stilemi della tradizione russa e le istanze dell’arte moderna occidentale.

«Questa donna trascina tutta Mosca e tutta San Pietroburgo dietro di sé; non si imita solo la sua opera, ma anche la sua personalità», disse di lei l’impresario teatrale Serge Diaghilev, che le affidò molti progetti, tra cui la creazione dei costumi e delle scene dell’acclamato balletto Le Coq d’Or, basato sul poema di Alexander Pushkin. Ed è indubbiamente trascinante questa mostra, che include anche una interessante selezione di fotografie d’epoca e di video che ben rappresentano l’atmosfera nella quale Goncharova si formò e operò.

Francesca Cogoni
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