Lacci segue trent'anni di vita di una famiglia. Fossimo negli Stati Uniti, sarebbe un Grande Romanzo Americano. Invece siamo a Napoli, e in effetti è solo un piccolo romanzo italiano. Racconta di una coppia che si sfascia, la famiglia succitata va in pezzi, e a un certo punto all'apice del film si urla quanto si odia l'amato o l'amata. Che poi non sono stati tanto amati evidentemente. Lei per corrispondere al cliché deve essere ovviamente Laura Morante. Che intendiamoci, è un'attrice eccellente e versatile, rimasta però nell'immaginario popolare ingiustamente prigioniera del ruolo della moglie infelice (e di solito tradita dal marito). Non sarà questo film a scardinare quell'immagine dalla nostra mente.

Un geniale disegnatore inglese, Tom Gauld, scrive e disegna fumetti divertentissimi che raccontano con ironia ed estrema intelligenza il mondo della letteratura. C'è una gag ricorrente nelle sue strisce: vede protagonista un personaggio che vive in un romanzo di fantascienza, ma odia la letteratura di genere. Dice cose tipo: “Io sogno di vivere in un vero romanzo letterario! Uno che parli di una vecchia signora che ricorda la giovinezza e la povertà, o di un uomo che ha una tresca e poi se ne pente.” Ecco, secondo questa classificazione Lacci sarebbe un film molto letterario: parla di un uomo che ricorda una tresca di giovinezza e poi si pente. Letterario anche perché è effettivamente tratto da un romanzo di un autore italiano piuttosto noto, Domenico Starnone (indicato a più riprese come l'uomo dietro la maschera di Elena Ferrante): napoletano, ex professore, dai suoi racconti il regista Daniele Luchetti ha già tratto venticinque anni fa uno dei suoi film più celebrati (e divertenti), La Scuola. Anche di quel film era protagonista Silvio Orlando.

Oltre a Orlando, tante facce conosciute del cinema italiano dentro Lacci: Luigi Lo Cascio, Alba Rohrwacher, la già citata Laura Morante. Una produzione di prim'ordine il cui unico difetto, strano a dirsi, sembra essere la scrittura – nonostante la firma di Starnone e quella dello sceneggiatore Francesco Piccolo, colonna del cinema italiano dell'ultimo quarto di secolo con Silvio Soldini, Paolo Virzì, Marco Bellocchio, Nanni Moretti.

Non che soggetto e sceneggiatura siano sciatti, per carità: si scava dentro personaggi tutti negativi, sadici, masochisti, moralisti. Apprezzabile il fatto che mai si cerchi di compiacere il pubblico. Però il film davvero non riesce a scrollarsi di dosso una patina di vintage, di già visto e vissuto. Viene in mente che Lacci non sia un film “letterario” (“cinematografico”?) secondo la classificazione di Gauld, ma proprio un film di genere, da archiviare nello scaffale dedicato al melodramma familiare. Se è il vostro, di genere, non troverete di meglio.

 
Michele R. Serra
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