Omicidio a Easttown

Un poliziesco con Kate Winslet, una produzione HBO di altissima qualità, disponibile ora su show.sky.ch

La definizione più bella è del critico televisivo del New York Times, Mike Hale: “miserabilismo americano”. E in effetti Omicidio a Easttown fa parte di un catalogo di racconti ambientati negli Stati Uniti profondi – qui è la Pennsylvania – in cui i personaggi vivono vite tragiche su sfondi di desolazione sociale, culturale, emotiva. Se il genere negli ultimi decenni appare molto diffuso anche in letteratura e al cinema, sul piccolo schermo sono le produzioni HBO ad averlo portato al successo. Niente di nuovo sotto il sole, dunque? Non del tutto.
Cominciamo con quello che c'è di prevedibile, dentro Omicidio a Easttown.
Prima di tutto l'estetica: Easttown è una distesa di abitazioni modeste, legno e mattoni, comignoli tutti uguali uno in fila all'altro, il giardino davanti a casa. Banale, se non depressiva. Poi, le storie familiari drammatiche: diversi personaggi ne contano più di una, a cominciare dalla protagonista. Infine, il contesto sociale caratterizzato dall'epidemia di dipendenze che ammorba la provincia americana nel ventunesimo secolo. Tutto questo, dicevamo, era lecito aspettarselo da Brad Inglesby, creatore della serie e già sceneggiatore di film che possiamo tranquillamente ascrivere allo stesso genere, come il notevole American Woman con Sienna Miller, assai apprezzato al festival di Toronto nel 2018.

Quello che distingue Omicidio a Easttown è però senza dubbio la capacità di costruire un romanzo corale a puntate che riesce a tenere insieme la necessità di continui colpi di scena – in epoca peak TV, chi non vuole tenere lo spettatore incollato allo schermo (e alla poltrona) semplicemente soccombe alla concorrenza – e il desiderio di raccontare tante vicende diverse, esistenze inevitabilmente interconnesse come solo quelle dei cittadini dei piccoli paesi di provincia possono essere. Basta muovere un solo pezzo per innescare complesse reazioni a catena, come in una ineluttabile macchina di Goldberg. Certo, capita a volte anche che il gioco non regga, e riveli la sua natura artificiosa. Ma sono momenti rari, all'interno di un meccanismo narrativo che diventa esempio perfetto delle possibilità offerte dalla serialità televisiva: mai, in un lungometraggio di due ore, ci sarebbe stato il tempo per far crescere i personaggi come in questa miniserie.

Dopo Mildred Pierce, Kate Winslet dimostra ancora una volta il suo fiuto per la grande televisione. Le sue doti di attrice, invece, le conoscevamo già.

 

 

Michele Serra
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