The Undoing

Le verità non dette, ma sulla serie. La recensione di Michele Serra

Sappiamo bene che, almeno nella narrazione per immagini, non esiste una differenza tra forma e sostanza.
Sappiamo che si può essere superficiali in modo estremamente approfondito.
Sappiamo, infine, che la moda, il design e persino l'architettura nel ventunesimo secolo sono a tutti gli effetti forme di intrattenimento.

E allora, perché siamo qui lo stesso a pensare che The Undoing sia tutta forma e niente sostanza? Perché ci sentiamo vagamente presi in giro da una serie che insiste sui costumi, sugli ambienti, sulle location? Perché arriviamo a provare delusione?

Dunque, una cosa alla volta.
The Undoing è una produzione di HBO, il network americano che ha praticamente inventato la nuova era mediatica della cosiddetta peak tv, con serie come Il trono di spade, The wire, I soprano.
I protagonisti sono due star conclamate del cinema degli anni Novanta, Nicole Kidman e Hugh Grant, insieme alla giovane attrice italiana più promettente dell'ultimo decennio, la venticinquenne bolognese Matilda De Angelis.

A scrivere The Undoing c'è David Kelley, veterano di Hollywood e già autore di Big Little Lies, che tra il 2017 e il 2018 ha fatto incetta di premi, tra l'altro sempre con protagonista Nicole Kidman. A dirigere la serie, infine, la danese Susanne Bier, già premio Oscar per il suo In un mondo migliore e acclamatissima per la miniserie tratta da John le Carrè (produzione BBC) The night manager. Insomma, dire che le aspettative fossero alte è quantomeno lecito. Ecco perché avremmo voluto di più.

Già, ma più di cosa? The Undoing ha molto di tutto: set della New York altoborghese sfavillante di raffinata ricchezza; costumi che dettano moda e infatti i vestiti della Kidman sono stati al centro di commenti e imitazione compulsiva che ha ricordato i vecchi tempi di Sex and The City; tanto di quello che gli americani chiamano “real estate porn”, un vero e proprio genere della tv e del web che ci mostra proprietà meravigliose e irraggiungibili.

Ecco, a pensarci The Undoing sembra proprio pensato da un algoritmo capace di tenere traccia dei contenuti virali che attraversano il flusso di immagini a cui siamo esposti ogni giorno, tra piccoli e piccolissimi schermi: vestiti, accessori, oggetti e anche oggetti culturali, per carità, è lo stesso. Del resto ci sono programmi di grande successo – esportati da Hollywood in tutto il mondo – costruiti solo intorno a fatti come l'acquisto di case, la valutazione di beni da collezioni, la vita di chi sta bene.

The Undoing ha semplicemente preso le cose che (pare) ci piacciono, a tutti quanti, e le ha impacchettate con estrema eleganza. Ma prevedere anche una scrittura altrettanto raffinata, una sceneggiatura capace di dare senso ai personaggi, o una trama sorprendente e credibile... beh, sarebbe stato distraente. Non sono queste, le cose importanti. O almeno, non lo sono secondo noi, spettatori medi. Le ricerche di mercato, gli algoritmi dei grandi network non sbagliano.

E se The Undoing ci sembra noioso, sciatto, artificioso, non c'è qualcosa di sbagliato nella serie evidentemente c'è qualcosa di sbagliato in noi.

 
Michele Serra
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