WandaVision

Una serie di Marvel Cinematic Universe su Disney+

Possibile che il prodotto più raffinato e profondo della televisione americana di questo primo scorcio del 2021 sia anche quello apparentemente più mainstream? Strano a dirsi. Eppure sull'ultima serie televisiva con protagonisti supereroi Marvel si potrebbero scrivere interi saggi, tra semiologia, simbologia e storia dei media. Cosa che – ovviamente – va oltre le finalità e i tempi di una semplice recensione. Ma è il caso di mettere in fila almeno alcuni degli spunti di riflessione offerti – o meglio, sparati in faccia allo spettatore – da WandaVision, nove puntate disponbili sul servizio di streaming Disney+.

La serie si sviluppa su due piani: uno più tradizionale, che porta avanti la narrazione del Marvel Cinematic Universe, e uno completamente metatestuale, che vede i due protagonisti mettere in scena una vita ricalcata sulle sit-comedy televisive dell'ultimo mezzo secolo americano. Nel primo episodio quelle degli anni Cinquanta, come Il Dick Van Dyke Show; nel secondo quelle degli anni Sessanta, come Vita da strega; nel terzo quelle degli anni Settanta, come La famiglia Brady; nel quinto quelle degli anni Ottanta, come Genitori in blue jeans; le ultime puntate hanno colmato il gap che separava il tempo della serie dal presente, con puntate ispirate a serie come Malcolm (primi Duemila) o Modern Family (dieci stagioni dal 2009 al 2020).

Questa impostazione è sintomo di un'ulteriore emancipazione del genere supereroico dalla carta stampata: se fino a qualche anno fa la vita dei personaggi Marvel sugli schermi era sempre legata a doppio filo ai fumetti scritti e disegnati dalla metà del ventesimo secolo in poi, oggi la Marvel in tv reinterpreta la storia della televisione stessa. Si tratta di un cambiamento di paradigma, che va incontro ai gusti del pubblico moderno più avvezzo alla fruizione di contenuti video che alla carta.

WandaVision rappresenta inoltre la perfetta esemplificazione del percorso che ha portato fumetti e serie televisive verso una nuova era di maturità e autoconsapevolezza: quando un medium diventa in qualche misura “adulto”, prende a giocare con la sua stessa storia, dando corpo a nuove narrazioni, assai più stratificate delle precedenti, complesse e riconducibili alle forme postmoderne del pastiche e del citazionismo. Nel caso di WandaVision, il risultato è quello di allargare notevolmente i confini del cosiddetto fan service: gli easter egg – contenuti-omaggio nascosti nella narrazione – non sono più destinati solo agli amanti del genere supereroico, ma a chiunque sia stato esposto ai prodotti della cultura popolare nell'ultimo mezzo secolo.

C'è molto altro: WandaVision è una riflessione sulla narrazione televisiva come specchio dei mutamenti sociali (la rappresentazione della camera da letto di una coppia sposata, ad esempio, è cambiata radicalmente), su alcuni temi tipici della fantascienza moderna, ad esempio il cosiddetto post-umano (Visione è a tutti gli effetti una forma di intelligenza artificiale: può provare amore?), su come le nuove modalità di visione (ops) tipiche del contemporaneo possano influenzare il modo di raccontare una storia.

Ma, come scrivevo poco sopra, troppo materiale e troppo complesso per una semplice recensione. Ci facciamo bastare il risultato, che è grande intrattenimento.

 

WandaVision (USA, 2021)
Produzione: Marvel Cinematic Universe
Distribuito dalla piattaforma
: Disney+

Michele Serra
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