A fine mese, ogni mese, guardiamo alle uscite degli ultimi trenta giorni, lasciandoci guidare dalle recensioni delle testate specializzate. Dalle star affermate all'underground, ecco gli album che meritano ascolto e attenzione.
Germania: Peter Fox, Love Songs
Per il suo secondo album in studio, Fox si affida ai suoi collaudati ritmi dancehall, prodotti con grande maestria, e a testi ricchi di immagini. Come un vecchio hippie, riflette sulla pace, sull'amore e su una o due sostanze che ampliano la mente.
Nei testi, Fox si allontana dalla giungla urbana natia, sognando invece mete vacanziere borghesi: La Toscana (Toscana Fanboys) e Dubai (Regen in Dubai) chiamano. L'importante è uscire da Berlino e andare dove il cielo è sempre blu: "Cieli blu, fin dove gli occhi possono vedere".
(Laut.de)
Italia: Baby Gang, Innocente
È una ovvia rivincita personale per il rapper, che ha scoperto all’improvviso di godere di un unanime consenso di pubblico e critica: come mai prima, è stato preso sul serio e il suo lavoro descritto come sì difficile, ma anche ricco e denso. Guè lo ha battezzato come uno dei migliori rapper italiani in circolazione. Sicuramente si tratta di una delle sue frequenti iperboli, anche perché a Innocente i difetti non mancano: è difficile, per esempio, capire il senso della presenza di Reggaeton, feat. Baby K, nella tracklist. Ma è anche vero che il disco è un innegabile passo avanti in termini di produzione e di commistioni e di internazionalità, capace di trovare un difficile punto di equilibrio tra influenze latin e arab. Un equilibrio tanto più difficile da mantenere se si considera che alle nuove influenze si unisce una sorta di coerenza interna, di prosecuzione della sua “epica” personale: “Cella 4” è il pezzo esemplificativo, quarto capitolo della saga di Baby Gang.
(Rivistastudio.com)
USA: Sparks, The Girl Is Crying In Her Latte
Come è possibile? Gli Sparks - anticonformista formazione dei fratelli Ron e Russell Mael, nata nel 1971 - non solo continuano a sfornare album meravigliosamente distorti a distanza di oltre cinque decenni dalla nascita, ma suonano innovativi, sfrontati, divertenti e in generale creativi, probabilmente più di quando hanno iniziato. […]
Dire che si tratta di un'altra grande raccolta di canzoni degli Sparks sarebbe quasi un modo di diminuirne il valore. Il modo in cui il tastierista Ron (che ha composto la musica e i testi dell’ennesima serie di canzoni astute, bizzarre, teatrali e soprattutto ironicamente sbilanciate, capaci di non andare mai in direzioni prevedibili) riesce a rimanere al top dopo tanto tempo di permanenza nelle trincee artistiche del pop è davvero fonte di ispirazione. Non ci sono molti altri cantautori del genere degli Sparks, qualunque genere sia, capaci di sfornare la loro musica migliore dopo 50 anni di carriera. Forse, non ce ne sono proprio.
(Americansongwriter.com)
UK: Alison Goldfrapp, The Love Invention
È la voce della Goldfrapp il centro attorno a cui ruota questo disco, e le cose prendono una piega più interessante quando subentra la malinconia (accade spesso). La sua voce del resto si è sempre prestata a impulsi sottili e interrogativi, con cui tira i fili delle sue idee, li contorce, li stuzzica. È così in Digging Deeper Now, con il suo paesaggio sonoro glitch e lunatico – tipico luogo in cui Goldfrapp non solo vive, ma prospera – canzone che incarna una piacevole spavalderia, un senso di libertà personale. Fever si muove su alcuni dei ritmi più piacevoli e wonki dell'album, In Electric Blue è una strana ballata electro sulla perdita. "So che è un po' folle, ma è vero", canta l'artista, convincendoci. The Beat Divine continua questa piacevole stranezza, con il suo approccio laterale, muovendosi inclinata, in modo simile a quello di un granchio. La voce di Goldfrapp suona imperiosa e in controllo allo stesso tempo, irresistibile.
(Thequietus.com)
USA: Graham Nash, Now
La faccia da bambino del rocker dell'era Woodstock è ormai segnata dagli anni, ma in modi che esaltano piuttosto che rovinare la sua bellezza disarmante. I capelli sono ancora abbondanti, ora una folta chioma bianca ben pettinata. Ma soprattutto, sentire Graham Nash – l'uomo che i suoi compagni di band in Crosby, Stills, & Nash avevano soprannominato "ugola rasoio" per la sua capacità di tagliare la musica con meraviglie melodiche – riuscire a reggere ancora certe note nel suo ultimo album… Bè, è difficile immaginare che il due volte Rock & Roll Hall of Famer stia entrando nel suo nono decennio di vita.
(Popmatters.com)






