Gli ingredienti per una bella storia ci sono tutti. Breve riepilogo delle puntate precedenti: la più grande band della storia della musica esaurisce la propria parabola artistica in poco più di otto anni, dal primo singolo uscito nel 1962 fino alla pubblicazione dell’album “Let It Be”. All’inizio del 1970 è tutto finito, i Beatles si sciolgono, la band non esiste più. Da lì in poi è un continuo “Quando vi riunite?”. Le preghiere dei fan e le proposte indecenti non mancano, ma i Quattro tengono il punto: non se ne parla. Ognuno va per la propria strada. Ogni tanto si punzecchiano, ma nonostante tutto, il legame che li ha resi così forti quando erano Fab resiste, tanto che a un certo punto le voci sulla reunion dei quattro capelloni comincia a non sembrare più una favola dei Fratelli Grimm. L’8 dicembre del 1980 ci pensa uno squilibrato a troncare qualsiasi speranza. Alle 22.51 Mark Chapman spara cinque proiettili alle spalle di John Lennon. Quattro lo colpiscono. Viene dichiarato morto venti minuti dopo.

Ecco l'ultima dei Beatles
Telegiornale 02.11.2023, 20:29
Passano un po’ di anni e la questione dell’impossibile reunion prende una piega inaspettata. Succede che Yoko Ono ritrova dei provini di John, mai pubblicati prima, e li passa a Paul, George e Ringo. La tecnologia dell’epoca – siamo più o meno a metà degli anni ’90 – dà una grossa mano a rendere possibile la pubblicazione di due “nuove” canzoni dei Beatles. Il produttore Jeff Lynne e i collaboratori riescono a separare la voce di Lennon dal resto della strumentazione. Gli altri tre fanno il loro ed è così che vedono la luce “Free as a Bird” e “Real Love”. Casualmente, ma non troppo, la pubblicazione dei due brani coincide con il lancio di “The Beatles Anthology”, uno degli esempi più riusciti di sfruttamento commerciale dell’ampio archivio sulla band. Milioni di fan (scribacchino compreso) si mettono in fila - all’epoca usava così - e si portano a casa il malloppo. In realtà i brani ritrovati erano di più. Ce n’era uno che aveva stuzzicato in maniera particolare Paul, George e Ringo ma non c’era stato nulla da fare: con tutta la buona volontà e con tutta l’expertise tecnica era impossibile utilizzare in maniera decente la voce di John.
E arriviamo ai giorni nostri, con l’ultimo capitolo dell’epopea beatlesiana. Per certi versi è tutta “colpa” di Peter Jackson. Cosa ha combinato il regista neozelandese? Prima di tutto ha avuto accesso al corposo materiale d’archivio per ridare vita al progetto “Get Back”. Storia complessa e complicata quella dell’ultimo film dei Beatles. Il regista di allora, Micheal Lindsay-Hogg aveva impressionato un tot di chilometri di pellicola per poi ricavarne un film, “Get Back”, che documentava il processo produttivo e creativo dei Quattro di Liverpool, per quello che avrebbe dovuto essere un ritorno alle origini, con la band che suonava live. Era anche, inconsapevolmente, un documentario in presa diretta sulle fasi finali di una grande storia di musica e amicizia. Per motivi oscuri a noi comuni mortali, la prima versione di “Get Back” è l’unico film dei Beatles a non essere ripubblicato in VHS e in Dvd. Peter Jackson entra in scena qualche anno fa. Al regista del “Signore degli Anelli” viene concesso di visionare tutto il materiale d’archivio di “Get Back”. Non solo, gli viene chiesto se se la sente di lavorare ad una nuova versione restaurata. È la classica offerta che un fan incallito della band non può rifiutare. Nel 2021 vede la luce il nuovo “Get Back”. Curiosamente, ma non troppo, anche questa è un’operazione commerciale di grande successo. Peter Jackson ha un ruolo anche nell’ultimo brano pubblicato dalla band. È lui, infatti, a trovare la chiave per “liberare” la voce di John: la tecnologia impiegata, molto più raffinata e avanzata di quella impiegata nel 1994, permette di separare in maniera praticamente perfetta gli elementi principali del provino.
Ed eccoci quindi a “Now and Then”, la canzone che aveva stuzzicato la curiosità di Paul, George e Ringo e che avevano dovuto abbandonare. In realtà avevano registrato qualcosa ma non erano convinti dei risultati, soprattutto George, che apparentemente all’epoca commentò in maniera piuttosto asciutta e diretta (era il suo marchio di fabbrica) “è una schifezza”. George non c’è più da una ventina d’anni, ma la sua chitarra sì (o almeno alcune parti registrate nel ’94). Chissà cosa avrebbe detto di questa versione, lanciata in pompa magna il 2 novembre.
E quindi, com’è questa nuova canzone? Come finisce questa storia, finisce davvero qui? Partiamo da quest’ultimo quesito. Forse sì, ma non ci metterei la mano sul fuoco: i maghi della Apple (l’etichetta dei Beatles, non quelli dei telefonini) potrebbero trovare ancora qualche coniglio nel loro ricco cilindro. Per quanto riguarda la prima domanda invece, mettiamola così: anche il fan più sfegatato dei Beatles farà una fatica boia a definirlo un capolavoro. Ma importa poco, perché non è certo compito di “Now and Then” stabilire quale sia la più grande band della storia. Il titolo l’hanno conquistato già più di mezzo secolo fa con una caterva di grandi canzoni, di classici che casualmente ma non troppo, ritroveremo nei “nuovi” album Rosso e Blu rimasterizzati che saranno pubblicati il 10 novembre, ennesima mossa di potente marketing di chi cura gli interessi commerciali della band: nessuna vena polemica in quest’ultima annotazione, trattasi di una pura e semplice constatazione empirica (per quello che vale, anche se lo scribacchino custodisce ancora le amate cassettine rossa e blu come se fossero delle reliquie, sarà di nuovo in prima fila per portarsi a casa i “nuovi” album rosso e blu).

“Now and Then”
RSI Cultura 03.11.2023, 16:41
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