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Un testamento in 20 brani

Presentato fuori concorso a Venezia "Opus", il documentario che celebra l’arte di Ruychi Sakamoto

  • 05.09.2023, 17:00
  • 14.09.2023, 09:03
Ryuichi Sakamoto
  • Keystone
Di: Alessandro Bertoglio 

Il suo percorso terreno si è concluso, a causa di un tumore, lo scorso 28 marzo. Ma, come l'amico e complice di parecchie avventure, David Bowie, anche Ryuichi Sakamoto non si è risparmiato, ed ha lavorato fino all'ultimo momento possibile.


Per questo suo straordinario addio, alla vita ed alla musica, incapace ormai di offrirsi di persona al pubblico, si è affidato alle cure cinematografiche del figlio (di terzo letto) Neo Sora, che gli ha costruito un palco virtuale dove la figura del grande compositore, assottigliata dalla malattia, domina in un contesto di luci e microfoni, il suo pianoforte Yamaha, sul quale esegue una ventina dei suoi più grandi ed amati successi.

Neo Sora
  • Keystone

"Ryuichi Sakamoto | Opus", presentato fuori concorso a Venezia80, è l'ultimo regalo, ma forse quello più intenso e sincero, al suo pubblico. Con tutte le sue energie, Sakamoto suona, uno dopo l'altro, i brani selezionati per questo saluto, e tra qualche imprecisione, colpi di tosse, interruzioni e ripartenze, esegue con l'anima, più che con le dita sempre più affusolate per la malattia, il suo testamento artistico.


Si spazia dalla musica classica pura al suo lavoro sulle colonne sonore di tanti successi cinematografici: nemmeno nei suoi ultimi respiri musicali il maestro è accondiscendente con se stesso, si infervora per una nota sbagliata, esita e riparte, perché Sakamoto era un perfezionista assoluto... e non riuscire più ad esserlo, è sicuramente uno dei suoi più grandi dispiaceri.

Fondamentale, per rendere magiche le atmosfere ma soprattutto le emozioni del film, è il lavoro fatto dal regista Neo Sora, l'unico a cui era possibile la vicinanza fisica con il padre malato, l'unico capace di alternare piccoli dettagli (le dita, gli spartiti, i riflessi, le corde martellate del pianoforte) a quei silenziosi applausi che Sakamoto si concede tra una esecuzione e l'altra. Insieme ai campi più lunghi, nei quali con la macchina da presa, racconta, girandogli intorno, il faticoso esercizio di un ultimo, intimo, definitivo spettacolo. Rigorosamente in bianco e nero, per enfatizzare, come se ce ne fosse bisogno, la grandezza dell'opera, del suo autore e del suo strumento, che Sakamoto considerava una sorta di prolungamento delle sue mani.

Un grande ed instancabile sperimentatore, Ryuichi Sakamoto, aveva una personalità curiosa che lo ha spinto anche ad uscire dalla comfort zone della musica, per concedersi anche a Hollywood, dove con "Furyo" è nato il legame con Bowie, e dove ha distribuito forse le pagine migliori della sua arte.


Il pezzo su "Opus" nella corrispondenza da Venezia, dal programma di Rete Due "Ho visto cose" di martedì 5 settembre, con Sandra Sain e Alessandro Bertoglio.

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Opus - Corrispondenza da Venezia (Alessandro Bertoglio)

RSI Cultura 06.09.2023, 09:40

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