Era un mito, quello del sopravvissuto al cancro che risorge in bicicletta e conquista le grandi montagne, i Tour de France. Per molti malati è stato simbolo di ispirazione e speranza, un modello capace di insegnare con l'esempio che si può lottare, che si può resistere, che anzi si può vincere e trionfare.
Poi Lance Armstrong si è schiantato al suolo dalle siderali altezze della fama planetaria in cui si era insediato. Dopato! Dopatissimo! Tutto finito, i trofei da restituire, le vittorie cancellate, la meravigliosa favola trasformata in disperante farsa senza lieto fine, con addentellati giudiziari non indifferenti.
Eppure in cima alle salite il texano ci era arrivato davvero, mulinando le gambe all'impazzata, battendo tutti quanti. E facendo storcere il naso del sospetto a molti, in un ambiente in cui da puliti contro gli sporchi era pressoché impossibile vincere.
Aveva resistito mille volte alle accuse. Poi più. L'angelo è caduto tra fine 2012 e inizio 2013 sotto i colpi della United States Anti-Doping Agency.
L'attesa è grande per vedere come un cineasta sensibile, battagliero, anticonformista come il britannico Stephen Frears riuscirà a portare sul grande schermo tutto questo. Le prime immagini di The Program fanno pensare a una ricostruzione che non risparmierà niente e nessuno.
MZ


