"Ringraziando Dio, Messi esiste" (Johan Cruyff)
Aggiungendo una semplice e provvidenziale A in fondo al cognome, è subito chiaro il ruolo quasi soprannaturale che Lionel Messi sta assumendo nel panorama calcistico ipermediatizzato del ventunesimo secolo. Velocità supersonica, pallone incollatissimo al piede, sguardi di ammirazione assoluta da parte di avversari e compagni, come il difensore del Barcellona Piqué che dice "in realtà non riuscivamo a prenderlo".
Messi è Messi e ormai in qualsiasi angolo del globo non servono aggettivi per definirlo. Il regista Álex de la Iglesia, basco con filmografia cult venata di grottesco orrorifico, ha avuto l'idea più sensata: è un supereroe, un mito, un personaggio da fumetto in sé, facciamone il protagonista di un film.
Le prime meraviglie nei campetti, i problemi di crescita, il viaggio della speranza a Barcellona con il padre, la consacrazione, i trionfi. Le tappe del messismo ci sono tutte, ma de la Iglesia si dimostra cineasta per niente banale nel mettere in scena la cornice: parenti, ex-insegnanti, amici d'infanzia, mentori calcistici, compagni di squadra, tutti riuniti ai tavoli di un ristorante per una chiacchierata collettiva, che serve a raccontare il piccolo grande uomo. Leo, nelle immagini reali così come nelle ricostruzioni fittizie realizzate con attori-bambini, non finisce mai di stupire.
Messi dal primo giugno è anche nelle sale della Svizzera italiana (scopri dove), aperitivo ideale verso la cena imbandita per la Finale di Champions League. Promette di appassionare non solo i calciofili, ma tutti gli amanti del bello, inteso come condensato della creatività umana espressa in gesti perfetti.
MZ



