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Settant’anni fa moriva suicida Cesare Pavese, uno degli intellettuali italiani più importanti del 900

  • 27.08.2020, 11:00
  • 22.11.2024, 18:40
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Cesare Pavese, settant'anni dopo la sua scomparsa

RSI Info 27.08.2020, 10:58

  • RSI/marcello fusetti

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è forse il verso più conosciuto di Cesare Pavese, autore poliedrico scomparso oggi settant’anni fa. Morto suicida nella stanza 346 dell’Hotel Roma di Torino, a soli 42 anni, Pavese ha lasciato opere che né il tempo, né le forzate letture scolastiche, riusciranno mai a rovinare.

Alto, secco, silenzioso e curioso Pavese viene ricordato per il suo carattere introverso, a volte cupo. Nei racconti di chi lo ha frequentato emergono i tormenti di una vita vissuta ponendosi forse troppe domande, ma anche la vena ironica e necessariamente triste di chi sa osservare i cambiamenti della natura, degli uomini e delle donne. Alcune di queste, come la scrittrice americana Constance Dowling, sua compagna nell’ultimo periodo, hanno solcato le colline della sua esistenza con aratri pesanti.

Critico letterario, esperto di letteratura americana e traduttore, Cesare Pavese ha lavorato per la Casa editrice Einaudi. Chi lo frequentava in quegli anni ricorda che mai portò il suo lavoro di scrittore in ufficio. Si svegliava all’alba, scriveva per qualche ora, poi dismessi i panni dell’autore, riprendeva il vizio della vita andando in ufficio. È considerato uno degli intellettuali italiani più importanti del 900. A Torino, la stanza dove morì, lunga e stretta come lui, è ancora come in quel 27 agosto del 1950.

Marcello Fusetti

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