"Luisa Canonica è figlia di Ugo Canonica. Viene la tentazione del confronto. Ero e sono uno che, come lettore ha apprezzato e apprezza Ugo Canonica. Ma la figlia Luisa, che lavora con la più complicata prosa (a meno di essere "fulminanti" come, per esempio, la Dickinson, nella sua fulminante brevitas); la figlia Luisa è più sottile di lui. Complimenti". Finisce così la prefazione di Giovanni Orelli al nuovo lavoro di Luisa Canonica, luganese, classe 1952, docente, mamma e, ora, anche scrittrice.
"Un canarino biondo" è il titolo di uno dei sette racconti che costituiscono la raccolta proposta per i tipi di Armando Dadò editore. Sette racconti che parlano di scuola, certo, ma anche e soprattutto di bimbi, di sensibilità sopite, ferite, nascoste, a volte persino travisate ("Guarda papà, gli stambecchi!"). Sette racconti che parlano di famiglia, di adulti aviluppati nella loro lettura del mondo, incapaci di superare il giudizio o il pre-giudizio altrui (come in "Trenta quaranta la pecora canta"). Sette racconti nei quali, anche con Tobia, il piccolo protagonista di "Un canarino biondo", tutto sembra essersi fermato mentre, prepotente, la parola trascina negli abissi dell'anima.
m.c.



