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Israele-Libano: nuovo incontro a Washington

Secondo i media israeliani, al tavolo dei negoziati dovrebbero tornare l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e la sua omologa libanese Nada Hamadeh Moawad - Teheran, intanto, riapre i suoi due aeroporti

  • Oggi, 06:15
  • Un'ora fa
Il vertice del 14 aprile scorso è stato definito da Washington come “produttivo”

Il vertice del 14 aprile scorso è stato definito da Washington come “produttivo”

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Di: Redazione Info RSI 
  • L’Iran non ha intenzione di partecipare a nuovi negoziati con gli Stati Uniti che secondo fonti USA dovrebbero tenersi da domani, martedì, ancora nella capitale pachistana Islamabad

  • Teheran accusa Washington di “richieste eccessive, aspettative irrealistiche, continui cambiamenti di posizione e ripetute contraddizioni”

  • L’Iran promette ritorsioni contro il sequestro di una sua nave cargo che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell’Oman, un sequestro definito dall’esercito iraniano “un atto di pirateria che viola il cessate il fuoco”.

  • Ieri, domenica, gli Stati Uniti hanno rivendicato l’assalto e il sequestro di una nave cargo iraniana, diretta verso lo Stretto di Hormuz, che non si era fermata nonostante un avvertimento da parte di un cacciatorpediniere della marina americana

  • La tregua annunciata giovedì sera tra Israele e il Libano è fallita, con il rischio di alimentare la controversia tra gli Stati Uniti e l’Iran, sostenitore di Hezbollah libanese.

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USA-Iran, nuovo round di negoziati in vista

Telegiornale 19.04.2026, 20:00

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24 minuti fa

Netanyahu: misure severe contro soldato che ha colpito il crocefisso

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso lunedì “misure severe” contro un soldato israeliano, ripreso mentre colpiva con una mazza una statua di Gesù nel sud del Libano. L’esercito israeliano ha annunciato di aver aperto un’indagine. La sequenza, la cui autenticità è stata confermata dall’esercito, è stata ampiamente rilanciata sui social network. Mostra un soldato israeliano che colpisce la testa di una statua di Gesù crocifisso, caduta dalla croce. “Sono rimasto scioccato e addolorato nell’apprendere che un soldato delle Forze di difesa israeliane aveva danneggiato un simbolo religioso cattolico nel sud del Libano”, ha scritto Netanyahu su X. “Condanno questo atto nei termini più fermi. Le autorità militari stanno conducendo un’indagine penale e adotteranno severe misure disciplinari nei confronti dell’autore”, ha aggiunto.

Profonda indignazione e “condanna senza riserve” per il gesto è stata espressa anche dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, che in una nota firmata dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, denuncia la profanazione e la distruzione a colpi di martello di un’immagine di Gesù crocifisso compiuta da un soldato israeliano dell’IDF in Libano. Nel testo l’episodio viene definito “un grave affronto alla fede cristiana” e inserito nel quadro di “altri episodi segnalati di profanazione di simboli cristiani”. L’Assemblea parla inoltre di “un preoccupante fallimento nella formazione morale e umana” e rilancia il monito di Leone per una pace “disarmata e disarmante”.

45 minuti fa

Colloqui Iran-USA: Delegazione diretta a Islamabad

La delegazione americana per un nuovo round di colloqui con l’Iran è in viaggio verso Islamabad. Lo ha detto Donald Trump al New York Post, spiegando che i negoziatori USA sarebbero arrivati nella capitale pakistana nella notte locale. La missione è guidata dal vicepresidente JD Vance e comprende l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner. “Dovremmo avere dei colloqui”, ha detto Trump, respingendo i dubbi su un possibile naufragio del negoziato e aggiungendo che, a suo giudizio, “a questo punto nessuno sta facendo giochetti”. Resta però l’incognita sulla partecipazione iraniana: alcune agenzie di stampa internazionali riferiscono che Teheran sta “valutando positivamente” la presenza, ma che una decisione finale non è ancora stata presa.

Un'ora fa

Riaprono i due principali aeroporti di Teheran

L’Iran ha riaperto i principali scali di Teheran, l’aeroporto internazionale Imam Khomeini ed il Mehrabad, dopo le chiusure adottate nelle scorse settimane a causa della guerra con Stati Uniti ed Israele. A comunicarlo è stata l’Organizzazione per l’Aviazione civile iraniana, citata dall’agenzia di stampa Isna, precisando che da oggi sono autorizzati i voli passeggeri per entrambi gli aeroporti. Lo stesso ente ha annunciato un ulteriore allentamento delle restrizioni, spiegando che i collegamenti da altri 10 aeroporti della Repubblica islamica saranno “possibili da sabato”, nell’ambito di una graduale ripresa del traffico aereo nel Paese.

Un'ora fa

Israele e Libano di nuovo allo stesso tavolo

Un secondo incontro tra rappresentanti di Israele e Libano dovrebbe tenersi giovedì a Washington, secondo media israeliani che citano fonti ufficiali. Al tavolo dovrebbero tornare l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e la sua omologa libanese Nada Hamadeh Moawad, già presenti al trilaterale del 14 aprile con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Le agenzie di stampa internazionali nei giorni scorsi avevano dato notizia del vertice del 14 aprile, definito da Washington “produttivo”, confermando il fatto che le parti avevano concordato di proseguire i contatti. Sullo sfondo restano tuttavia notevoli divergenze: Israele insiste sul disarmo di Hezbollah, mentre Beirut continua a porre al centro cessate il fuoco, rientro degli sfollati e aiuti umanitari.

Oggi, 12:58

Il Pakistan ha detto a Trump che il blocco USA ostacola i colloqui

Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, che svolge un ruolo fondamentale nei negoziati, avrebbe avuto colloqui con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante la telefonata, Munir ha detto a Trump che il blocco statunitense dei porti iraniani rappresentava un ostacolo alla ripresa dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. Trump avrebbe detto a Munir che avrebbe preso in considerazione il suo consiglio. Lo scrive Reuters sul sito citando una fonte della sicurezza pachistana.

Oggi, 10:01

Iran, timida apertura a nuovi colloqui

Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, apre, in un’intervista a Al Jazeera, alla presenza iraniana ai colloqui a Islamabad ma a certe condizioni.

L’Iran, afferma, ha deciso di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, ma ciò “non significa negoziare a qualsiasi costo” né accettare “qualsiasi approccio adottato dall’altra parte”. L’Iran ha fissato delle linee rosse, e queste “devono essere rispettate”, ha affermato.

Alla domanda se l’Iran invierà una delegazione a Islamabad, Aziz ha risposto che dipende dal fatto che Teheran riceva o meno “segnali positivi”.

Oggi, 09:57

Vasto incendio in una raffineria in Australia

Un violento incendio divampato nella raffineria di petrolio Viva Energy presso Melbourne in Australia arriva “nel momento peggiore possibile” ha detto il primo ministro Anthony Albanese che l’ha visitata dopo aver interrotto in anticipo la sua missione commerciale in Malaysia. “Le conseguenze sulle forniture carburante resteranno tuttavia contenute”, ha assicurato.

L’incendio, scoppiato nella tarda serata di mercoledì nell’impianto che copre il 50% della domanda di carburante dello Stato di Victoria e circa il 10% a livello nazionale, ha sollevato timori immediati sulla tenuta del sistema energetico australiano. Il vice primo ministro Richard Marles, e il responsabile per l’energia Chris Bowen, ha riconosciuto la gravità dei danni ma ha sottolineato che le prime indicazioni sono relativamente rassicuranti.

“Si tratta di un incidente rilevante, ma l’azienda ritiene che l’impatto sulle forniture sarà limitato”, ha detto Bowen. Secondo le prime ricostruzioni l’incendio sarebbe stato causato da una perdita di gas. Le fiamme hanno interessato soprattutto le infrastrutture di produzione di benzina e di carburante per piccoli aerei. Un elemento questo ritenuto decisivo: proprio il gasolio e il carburante per aviazione sono infatti i prodotti più esposti alle tensioni internazionali legate alla crisi in medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Oggi, 08:33

Idf scoraggia rientri nel sud del Libano e attacca postazioni a ridosso del confine

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno avvisato i civili libanesi di non tornare nei villaggi del Libano meridionale, nonostante la fragile tregua. “Durante l’accordo di cessate il fuoco, le Idf continuano a rimanere schierate nelle loro posizioni nel Libano meridionale a fronte della continua attività terroristica di Hezbollah”, afferma il portavoce dell’esercito, il colonnello Avichay Adraee, in un post su X.

Il militare ha elencato decine di villaggi in cui i civili non possono tornare. “Inoltre, non avvicinatevi alla zona del fiume Litani, a Wadi al-Salhani e a Saluki”, aggiunge Adraee.

Inoltre, durante la notte su oggi, lunedì, l’Idf afferma di avere attaccato un lanciarazzi “completamente armato e pronto al fuoco nella zona di Qalawiya, nel Libano meridionale, a nord della linea del fronte, per prevenire una minaccia diretta alle città israeliane settentrionali”.

Oggi, 08:31

Teheran, giustiziate due persone

La magistratura iraniana ha annunciato che due uomini, accusati di affiliazione al Mossad israeliano, sono stati giustiziati per impiccagione nell’odierna mattina di lunedì. Secondo Teheran i due “erano membri di una rete di spionaggio, con legami con il Mossad israeliano attraverso visite nel Kurdistan iracheno e tramite i social media. Hanno ricevuto addestramento operativo terroristico su come fabbricare proiettili esplosivi e lanciatori”. Erano accusati di “Moharebeh (guerra contro Dio) e di collaborazione con gruppi ostili e il regime sionista, cospirazione e organizzazione di manifestazioni contro la sicurezza del Paese, appartenenza a gruppi terroristici e propaganda contro il sistema”.

Oggi, 07:58

Prezzo del greggio in salita

Oggi, lunedì, i prezzi del petrolio hanno registrato un rialzo, sostenuti dalle dichiarazioni degli Stati Uniti e dell’Iran riguardo alle tensioni legate alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Dopo la fragile tregua intravista la scorsa settimana, l’incertezza torna a farsi sentire sui mercati.

Subito di prima mattina il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord è salito del 5,47% a 95,32 dollari. Il suo equivalente americano, il WTI, ha guadagnato invece il 5,98% a 88,86 dollari.

Per gli analisti della piattaforma Trading Economics, “questo rialzo fa seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui la marina statunitense ha aperto il fuoco e sequestrato una nave da carico iraniana dopo che questa aveva ignorato l’ordine di fermarsi mentre lasciava lo stretto di Hormuz”. Anche Teheran ha preso di mira alcune navi e ha ribadito il proprio controllo sullo stretto, sostenendo una violazione del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti.

Oggi, 07:42

L'Iran: "Reagiremo presto al blocco della nostra nave" 

L’Iran promette di “rispondere presto” al sequestro da parte degli USA di una nave cargo che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell’Oman. “Le forze armate della Repubblica islamica d’Iran reagiranno presto e adotteranno le misure di ritorsione contro quest’atto di pirateria armate e contro i militari americani”, scrive su Telegram il portavoce dello Stato maggiore di Teheran accusando gli USA di aver “violato il cessate il fuoco”.

Oggi, 06:15

Nuove tensioni tra Washington e Teheran

Nel corso del fine settimana si è registrato un acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, principalmente in merito al transito marittimo, mentre Washington ha dichiarato di aver sequestrato, nell’ambito del proprio blocco, una nave iraniana diretta verso un porto del Paese, e Teheran ha promesso di reagire, dopo aver di fatto interrotto il traffico nel cruciale stretto di Hormuz.

Ciò fa temere una ripresa su larga scala delle ostilità, mentre il cessate il fuoco tra le due parti è destinato a terminare nelle prime ore della notte tra martedì e mercoledì e la tregua annunciata giovedì sera tra Israele e il Libano è fallita, con il rischio di alimentare la controversia tra gli Stati Uniti e l’Iran, sostenitore di Hezbollah libanese.