Il campo di Benjamin Netanyahu ha intensificato giovedì i suoi attacchi contro i partiti arabi israeliani (che potrebbero aiutare l’opposizione a ottenere la maggioranza alle elezioni legislative), accusandoli di aver ricevuto fondi dal Qatar. Uno dei principali candidati arabi ha respinto le accuse, così come Doha.
Scrutinio completato: blocco Netanyahu 53 seggi, Eisenkot 48
In Israele lo scrutinio è stato completato al 100%. Rispetto al precedente aggiornamento della situazione, il Likud si rafforza di un seggio, a scapito del partito ultraortodosso Shas, e ha 27 seggi. Yashar! di Eisenkot 21, Bennett-Lapid 12, Lista Araba Unita 11, Democratici 8, Ra’am 8, Israel Beiteinu 7, Ben Gvir 7, Giudaismo Unito della Torah 7, Shas 6, Sionismo Religioso di Smotrich 6.
La Commissione elettorale specifica che i risultati ufficiali saranno annunciati mercoledì 4 novembre e che entro quella data verrà effettuato un ulteriore controllo sull’integrità delle elezioni.
Il quadro dei due blocchi rimane invariato, con la coalizione di Netanyahu in testa con 53 seggi, contro i 48 del Blocco del Cambiamento di Gadi Eisenkot e dei suoi alleati senza nessuno dei due campi che possa raggiungere la maggioranza alla Knesset, che conta 120 seggi.
Le due liste arabe, Ra’am e la Lista unita, con 19 seggi hanno ottenuto il risultato più alto della loro storia. Sono ora in grado di far pendere la bilancia a favore dell’opposizione. Quest’ultima finora si è mostrata reticente a considerare apertamente una tale alleanza.
L’incertezza sull’esito delle elezioni
Le accuse ai partiti arabi creano incertezza sull’esito delle elezioni. L’opposizione sostiene che Netanyahu cerchi di delegittimare lo scrutinio. L’obiettivo sarebbe ritardare l’insediamento del prossimo Parlamento, dove la coalizione uscente non avrebbe più la maggioranza.
La situazione rischia di far precipitare Israele in una crisi politica. Il momento è delicato: il Medio Oriente è scosso da un conflitto regionale e Netanyahu minaccia una campagna militare contro l’Iran.
Il presidente: indagini, ma senza gettare discredito
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha chiesto di indagare sugli “elementi di sospetto”. Ha però invitato a non “gettare discredito su un’intera comunità”. La comunità araba ha votato in massa per fare da argine al governo più a destra della storia del Paese.
Il leader di Raam, Mansour Abbas, ha negato tutto: “Non troverete nulla, perché non c’è nulla”.
Mercoledì sera, il capo della Commissione elettorale Noam Sohlberg ha chiesto ai servizi segreti interni (Shin Bet) di indagare su queste accuse del Likud su presunti finanziamenti esteri nella campagna.
Sohlberg non ha precisato quali partiti fossero sospettati. Non ha indicato su quali elementi si basasse l’accusa, né ha menzionato i Paesi esteri coinvolti. Diversi responsabili e media hanno però evocato il Qatar o la Turchia. I due Paesi sono presentati in Israele come incarnazioni di un islam politico ostile. Il Qatar ha respinto ogni ingerenza nelle elezioni. Ha denunciato accuse “tanto ridicole quanto pericolose”.
Il Likud di Netanyahu: “Hanno rubato le elezioni”
“Hanno rubato le elezioni in Israele!”, ha dichiarato la formazione di Netanyahu, il Likud, in un comunicato ripubblicato sui social dal primo ministro. Netanyahu non ha smesso di prendere di mira i partiti arabi durante la campagna elettorale, presentandoli come una minaccia per la sopravvivenza di Israele.
Il suo partito vede la vicenda come un “attentato contro la democrazia”. L’obiettivo sarebbe “islamizzare Israele e far cadere il governo di destra per provocare un ritiro e una sconfitta di Tsahal (l’esercito israeliano n.d.r.) su tutti i fronti, in primo luogo l’Iran”.
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, pilastro di estrema destra del governo uscente, ha chiesto di arrestare senza indugio i capi dei partiti arabi “sospettati di aver ricevuto denaro dal Qatar”.
Il Qatar come spauracchio
L’emirato del Golfo è spesso utilizzato come spauracchio dalla classe politica israeliana. L’opposizione ha incentrato gran parte della sua campagna accusando Netanyahu e il suo entourage di legami con questo Stato, sostenitore finanziario chiave di Hamas e che ha ospitato per anni la direzione politica del movimento islamista palestinese.
Arresti il giorno delle elezioni
Il giorno dello scrutinio, Netanyahu aveva accusato il Ra’am di Mansour Abbas di tentare di “rubare le elezioni” dopo che tre uomini erano stati arrestati con buste piene di denaro nelle vicinanze di un seggio elettorale. Le autorità elettorali avevano escluso ogni idea di frode diffusa.
Nel suo comunicato di giovedì, il Likud ritiene che sia ormai “chiaro che a nessun partito sionista può essere consentito di cooperare con Ra’am o la Lista unita, perché ciò metterebbe “Israele in pericolo”.
Yair Golan: “Campagna nauseabonda”
Il capo della sinistra Yair Golan, unico membro del blocco Eisenkot a considerare una partnership con i partiti arabi, ha reagito. Ha accusato il campo del primo ministro di condurre una “campagna nauseabonda, volta a delegittimare la volontà popolare, e del popolo arabo in particolare”.
Eisenkot mette in guardia contro ogni “strumentalizzazione”
Eisenkot, dal canto suo, ha dichiarato che le autorità avevano il dovere di indagare “su ogni denuncia”. Ha però messo in guardia contro ogni “strumentalizzazione della situazione” volta a ritardare l’insediamento del nuovo Parlamento.

Israele, Netanyahu vince ma non abbastanza
Telegiornale 28.10.2026, 20:00







