Il Times: “Mojtaba Khamenei è in stato di incoscienza”
Il Wall Street Journal: “Negoziatori pessimismi su accordo fra USA e Iran, divario ampio”
I media iraniani riportano esplosioni a seguito di attacchi sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico
Ondata di attacchi aerei da Israele verso l’Iran
L’Iran ha respinto una proposta di tregua
Ultimatum per riaprire Hormuz e il nuovo avvertimento del presidente statunitense Trump: “Un’intera civiltà morirà stanotte”
L’avvertimento di Trump: “Un’intera civiltà morirà stanotte”
I negoziatori sono pessimisti sulla possibilità che l’Iran riapra lo Stretto di Hormuz prima della scadenza fissata dal presidente, aprendo la strada a bombardamenti americani alle infrastrutture energetiche iraniane
Il presidente statunitense Donald Trump
Premier Pakistan, serve cessate fuoco di due settimane per accordo
Il primo Ministro pakistano Sharif ha invitato tutte le parti coinvolte nel conflitto in corso in Medio Oriente a rispettare “un cessate il fuoco di due settimane” per consentire alla diplomazia di raggiungere una soluzione definitiva. Sharif ha chiesto sui social alle autorità iraniane di aprire lo Stretto di Hormuz nello stesso periodo, “come gesto di buona volontà”, e ha sollecitato il presidente statunitense Donald Trump “a prorogare di due settimane la scadenza” fissata per l’intervento in Iran. Il primo ministro ha affermato che gli sforzi diplomatici per una soluzione pacifica del conflitto stanno procedendo “a ritmo costante”.
Parigi revoca domiciliari per iraniana dopo liberazione di ex detenuti francesi
Revocati in Francia gli arresti domiciliari per Mahdieh Esfandiari, una cittadina iraniana condannata in Francia e citata come possibile ‘moneta di scambio’ tra Parigi e Teheran per la liberazione degli ex-detenuti francesi in Iran, Cécile Kohler e Jacques Paris. Gli arresti domiciliari per la donna sono stati revocati poco dopo l’annuncio della partenza dei due ex prigionieri francesi dall’Iran, ha dichiarato il legale di Esfandiari, Nabil Boudi, all’agenzia France Presse. “Il commissariato l’ha contattata” per comunicare alla donna che la misura di controllo amministrativo e sorveglianza emessa a suo carico dal ministero dell’Interno è “stata revocata”, ha precisato il legale. Cécile Kohler e Jacques Paris sono invece attesi in Francia domani dopo oltre tre anni e mezzo di carcere in Iran e cinque mesi di arresti all’ambasciata di Francia a Teheran. Trasferiti oggi in Azerbaigian in vista del definitivo rimpatrio, erano gli ultimi due cittadini francesi trattenuti nella Repubblica islamica.
Produzione di petrolio Opec crolla del 25% a marzo, mai così nemmeno nel 1973
La crisi in Medio Oriente ha fatto crollare a marzo la produzione di petrolio dell’Opec del 25%, la percentuale più alta degli ultimi quarant’anni. È quanto emerge da un’indagine di Bloomberg basata sul tracciamento delle navi, sulle informazioni fornite dalle autorità e sulle stime dei consulenti Rapidan Energy Group, FGE NexantECA, Kpler e Rystad Energy. Dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, la produzione è diminuita di 7,56 milioni di barili al giorno, attestandosi a 22 milioni di barili al giorno. Il crollo è il più consistente registrato in un singolo mese nei dati raccolti da Bloomberg a partire dal 1989. Un calo di tale portata supererebbe, almeno in termini di barili, quello dell’embargo petrolifero arabo del 1973, anno in cui - secondo il libro di Daniel Yergin “The Prize: The Epic Quest for Oil, Money & Power” - tra ottobre e dicembre i mercati registrarono una “perdita lorda” di 5 milioni di barili al giorno (anche se in un mercato petrolifero molto più piccolo).
ONU: crimine di guerra attaccare infrastrutture civili
Volter Türk, Alto Commissario ONU per i diritti umani, ha affermato in un comunicato che prendere di mira le infrastrutture civili rappresenta un “crimine di guerra”. “In base al diritto internazionale” - ha dichiarato Türk - chiunque sia responsabile di tali crimini deve essere assicurato alla giustizia da un tribunale competente”. Nonostante l’Alto Commissario abbia denunciato la “retorica incendiaria” che circonda il conflitto in Medio Oriente, nel comunicato non si fa menzione esplicita di Stati Uniti, Iran o Israele.

L'avvertimento di Trump: "Un'intera civiltà morirà stanotte"
Telegiornale 07.04.2026, 20:00
Nyt, rilasciata Shelly Kittleson in cambio di alcuni miliziani
La giornalista statunitense Shelly Kittleson è stata liberata dopo una settimana di prigionia. Lo riporta il New York Times citando due funzionari della sicurezza irachena e Kaitab Hezbollah. Kittleson è stata rilasciata “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche” del premier iracheno, ha detto Kaitab Hezbollabh in una nota, sottolineando che Kittleson deve lasciare immediatamente l’Iraq. Kittleson è stata rilasciata in cambio della liberazione di alcuni prigionieri di Kaitab Hezbollah, secondo quanto riferito da due funzionari iracheni.
Cina e Russia bloccano risoluzione ONU su sicurezza di Hormuz
Russia e Cina hanno bloccato con il veto la bozza di risoluzione in Consiglio di Sicurezza ONU elaborata dal Bahrein sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il testo ha ottenuto 11 voti a favore, due no e due astensioni. Il testo annacquato chiedeva lo sblocco della cruciale rotta marittima: un esito ben lontano dall’obiettivo iniziale dei paesi del Golfo promotori, che miravano a ottenere l’autorizzazione per liberare lo Stretto con la forza. La bozza finale non menzionava più l’autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo.
Il regista Farhadi: distruggere infrastrutture civili in Iran è un crimine di guerra
Il regista iraniano Asghar Farhadi, vincitore di due premi Oscar, nel 2012 per Una separazione e nel 2017 per Il cliente, invita, in un appello pubblicato da Variety, cineasti e artisti a protestare contro il bombardamento in Iran (dove Farhadi non torna dal 2023, ndr) delle infrastrutture civili. “Chiedo ad artisti e registi di tutto il mondo di far sentire la propria voce in questi giorni e in queste ore critiche, in ogni modo possibile, per fermare l’attacco devastante che sta annientando le infrastrutture civili”, scrive il cineasta iraniano, dato anche tra i papabili per il prossimo Festival di Cannes, con il suo nuovo film Histoires parallèles. “Infrastrutture - continua nell’appello - che appartengono al popolo iraniano e sono legate ai bisogni primari della sua vita quotidiana. L’annientamento delle infrastrutture non si limita alla distruzione di edifici, ma è un attacco alla vita e alla dignità umana. Attaccare le infrastrutture di un Paese è un crimine di guerra. Indipendentemente dalle proprie convinzioni o opinioni, uniamoci per fermare questo processo disumano, illegale e distruttivo”.
Iran: civili radunati davanti a centrali e ponti dopo minacce Trump
Immagini e video provenienti dai media di Stato iraniani mostrano cittadini in protesta davanti a centrali elettriche e ponti all’interno del Paese. In un video diffuso dall’agenzia di stampa Fars, si vedono civili sventolare una grande bandiera iraniana sul Pol Sefid, ponte ad Ahwaz, nel sud-ovest dell’Iran. Un’altra immagine mostra diversi cittadini in piedi, all’esterno della centrale elettrica Shahid Rajaee, vicino a Teheran. In un terzo scatto una fila di persone è riunita nei pressi della centrale di Tabriz, nella zona nord del Paese. Le manifestazioni si svolgono dopo che Alireza Rahimi, funzionario iraniano, ha invitato i giovani a formare “catene umane” intorno alle infrastrutture che potrebbero essere prese di mira dai prossimi attacchi USA e israeliani, come minacciato dal presidente statunitense Trump.
Il leader dem al Senato USA: Trump una persona estremamente malata
Il leader Democratico al Senato, Chuck Schumer, è tornato ad attaccare il presidente USA Donald Trump dopo le ultime minacce sulla distruzione della civiltà iraniana se Teheran non rispetterà la scadenza dell’ultimatum di questa sera sulla piena riapertura dello Stretto di Hormuz: “Questa è una persona estremamente malata”, ha scritto Schumer sui social, aggiungendo che “ogni Repubblicano che si rifiuta di unirsi a noi nel votare contro questa sconsiderata scelta della guerra si assume la responsabilità di ogni conseguenza di qualunque diavolo sia questa cosa”. Anche il leader Democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, è intervenuto sul tema, affermando che “il Congresso deve porre immediatamente fine a questa sconsiderata guerra in Iran, prima che Donald Trump ci precipiti nella Terza guerra mondiale. È giunto il momento che ogni singolo Repubblicano anteponga il dovere patriottico al partito e fermi questa follia. Basta”.

Trump minaccia: "un'intera civiltà morirà"
SEIDISERA 07.04.2026, 18:00
Contenuto audio
Iv, ci aspettavamo risposte da Crosetto, quale è la posizione sulla guerra?
“Ci saremmo aspettati delle risposte. Perché gli americani hanno chiesto l’uso delle basi se non era previsto? Perché si aspettavano che le avreste concesse”, “per mettervi in difficoltà?”. Lo ha detto il deputato di Iv Mauro Del Barba dopo l’informativa del ministro della Difesa Guido Crosetto sulle basi militari USA in Italia. “Dov’è il governo? Siamo amici di tutti perché ci vanno bene le idee di tutti o perché non abbiamo nessuna idea? Quale è la posizione di questo governo su questa guerra?”, ha aggiunto.
Avs, governo condanni guerra illegale di Trump e chiuda spazio aereo
“Qui non c’è solo il tentativo di distrarre” l’attenzione da un tema dicendo che “hanno fatto tutti così, qui c’è la dichiarazione del default della politica. Che ci sta dicendo? Che non si può fare nient’altro? Chiudere lo spazio aereo è un atto politico, come ha fatto la Spagna. Quale è la vostra scelta politica? Non potete chiederci unità senza farla”, in alternativa il non far nulla “ci colloca dalla parte dei complici. Volete unità? Noi siamo pronti ma a patto che assumiate un punto politico: condannate la guerra illegale, chiudete lo spazio aereo, fate iniziative”. Lo ha detto nell’Aula della Camera italiana il deputato di Avs Nicola Fratoianni, dopo l’informativa di Guido Crosetto sulle basi militari, rivolto al ministro.
Crosetto, abbiamo preso distanze da ciò che non condividiamo
“Noi abbiamo preso le distanze e continuiamo a prendere le distanze da ciò che non condividiamo. Ma io non penso che gli Stati Uniti siano Biden, Trump o Clinton, così come l’Italia non è Meloni, Conte o Draghi, sono due Nazioni da sempre alleate. All’interno di questo, ciò che accade nelle basi è fissato da una legge, da ciò che ha deciso il Parlamento”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso dell’informativa urgente sull’utilizzo delle basi USA in territorio italiano. “Noi non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perché la strada in cui ci muoviamo, è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”
Crosetto: sappiamo far rispettare trattati, non siamo in guerra
“Rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra. Noi siamo parte della NATO, non siamo in guerra con l’Iran. Sappiamo far rispettare i trattati”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso dell’informativa urgente sull’utilizzo delle basi USA in territorio italiano.
Crosetto, nessun governo ha mai messo in discussione accordi con USA
“L’applicazione degli accordi sull’uso delle basi militari americane in Italia è sempre stata caratterizzata da un’assoluta, coerente continuità da oltre 75 anni. Nessun governo, di nessun colore politico ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra Italia e Stati Uniti. Non lo dico in modo polemico. Nessun governo, giustamente, ha mai messo in discussione questi accordi. Ne ha preso atto e li ha applicati”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in Aula alla Camera nell’informativa sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi.
Crosetto, informativa urgente sull'utilizzo delle basi USA in territorio italiano
“In questo momento il nostro Paese ha bisogno di unità, almeno nel settore più difficile che stiamo affrontando”. Lo ha detto il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, nel corso dell’informativa urgente sull’utilizzo delle basi USA in territorio italiano. Per Crosetto c’è da “difendersi di fronte alla follia che sembra aver preso il mondo, in cui la ricerca di armi sempre più sofisticate, la ricerca della bomba atomica per dirimere le controversie internazionali, la volontà di distruggere altri Paesi come l’Iran nei confronti di Israele, sembrano essere all’ordine del giorno”.
Il prezzo del petrolio vola, +5% a 117 dollari (mentre si avvicina la scadenza dell'ultimatum di Trump)
Vola il prezzo del petrolio mentre si avvicina la scadenza dell’ultimatum di Trump all’Iran mentre Teheran avrebbe tagliato i canali di comunicazione con gli USA. Il greggio Wti del Texas sale del 5% a 117 dollari al barile mentre il Brent avanza del’1,58% a 111 dollari.
La Casa Bianca nega di considerare l'uso dell'arma nucleare
La Casa Bianca ha smentito sui social l’ipotesi che gli Stati Uniti stiano valutando l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran, scagliandosi contro alcune interpretazioni delle dichiarazioni pronunciate dal vicepresidente JD Vance in Ungheria. Il vicepresidente USA ha detto di avere “fiducia che otterremo una risposta, positiva o negativa, entro stasera alle 20:00”, quando scade l’ultimatum. “Mi auguro che riceveremo la risposta giusta perché quello che veramente vogliamo è un mondo in cui i flussi del petrolio scorrono liberamente e questo non può accadere se l’Iran porta avanti atti di terrorismo economico”, ha affermato Vance. “Dovete sapere che abbiamo strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare e che il presidente può decidere di usare e deciderà di usare se l’Iran non cambia condotta”, ha minacciato il vicepresidente degli Stati Uniti parlando a Budapest. Parole che sono state interpretate come un ricorso all’arma nucleare. Letteralmente nulla di quello che ha detto il presidente implica” l’arma nucleare, “branco di buffoni”, ha replicato la Casa Bianca nel breve messaggio tramite l’account @RapidResponse47 che risponde a un account associato all’ex candidata democratica alla presidenza Kamala Harris (@HQNewsNow).
Macron: ex detenuti in Iran Kohler e Paris in viaggio verso Francia
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato sui social che “Cécile Kohler e Jacques Paris sono liberi e in viaggio verso il territorio francese”. La notizia arriva dopo tre anni e mezzo di detenzione in Iran, dove i due insegnanti erano stati condannati per spionaggio, prima di essere messi agli arresti domiciliari presso l’ambasciata francese a Teheran a novembre.
Media Iran, 'sospesi tutti i canali di comunicazione con gli USA'
L’Iran ha chiuso tutti i canali di comunicazione diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal quotidiano, controllato dallo Stato, Tehran Times sui social. “Sono stati sospesi anche tutti gli scambi di messaggi”. Il Tehran Times è considerato strettamente legato alle fazioni più intransigenti all’interno del governo iraniano.
Netanyahu: abbiamo colpito ferrovie e ponti utilizzati dai pasdaran
‘‘I nostri piloti hanno attaccato oggi ferrovie e ponti utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie per trasportare materie prime per armi, armamenti e i loro operativi che attaccano noi, gli Stati Uniti e altri Paesi della regione’‘. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione video. “Queste operazioni non sono mirate contro la popolazione iraniana, hanno l’obiettivo di continuare a indebolire e a colpire il regime sanguinario che lo reprime da 47 anni. Stiamo cambiando radicalmente gli equilibri dei poteri’‘, ha aggiunto.
L'avvertimento di Trump: "Un'intera civiltà morirà stanotte"
“Un’intera civiltà morirà stanotte”. È il nuovo avvertimento lanciato dal presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell’Iran, a poche ore dalla scadenza del suo ultimatum , fissata per le 20 di martedì a Washington (le 2 di mercoledì in Svizzera). Sulla sua piattaforma social Truth ha aggiunto: “Non voglio che questo accada, ma probabilmente sarà così”.
Trump ha minacciato di annientare completamente la nazione, attaccando numerose infrastrutture civili, in particolare ponti e centrali elettriche. Tuttavia già oggi, martedì, sono state colpite diverse infrastrutture, tra cui due ponti.
Nel suo post, Trump ha inoltre scritto: “Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse può accadere qualcosa di rivoluzionariamente geniale, chissà?”. E ha ricordato che “lo sapremo stasera”, definendolo come uno dei momenti “più importanti nella lunga e complessa storia del mondo”.
Attaccata l'isola iraniana di Kharg
I media iraniani riportano esplosioni a seguito di attacchi sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico. Lo scrive l’agenzia turca Anadolu.
L’agenzia di stampa Mehr ha riferito che aerei da guerra statunitensi e israeliani hanno effettuato diversi raid aerei sull’isola, causando molteplici esplosioni, riporta Anadolu. Non sono ancora disponibili dettagli su vittime o danni.
La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che tutti gli obiettivi militari sull’isola di Kharg “sono stati completamente distrutti”. Inoltre, Trump ha anche espresso interesse a “controllare” il petrolio iraniano.
Pasdaran, se USA superano linee rosse la risposta andrà oltre la regione
Se “l’esercito terrorista degli Stati Uniti oltrepasserà le linee rosse, la nostra risposta andrà oltre la regione”: è la nuova minaccia lanciata dai Pasdaran iraniani, attraverso un portavoce citato dall’agenzia Tasnim.
“Non siamo stati, né saremo noi a iniziare attacchi contro obiettivi civili. Ma non esiteremo a rispondere per ritorsione contro vili aggressioni di questo tipo”, ha aggiunto.
Il portavoce delle Guardie della rivoluzione iraniane ha aggiunto che Teheran è pronta a colpire le infrastrutture “degli Stati Uniti e dei loro partner” in modo tale da far sì che “gli USA e i loro alleati saranno privati per anni del petrolio e del gas della regione”, sostenendo che il tempo della moderazione è finito.
Doha avverte: Guerra vicina a un punto di non ritorno
Il Qatar ha avvertito che la guerra in Medio Oriente è vicina a una soglia oltre la quale non sarà più controllabile, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fissato una scadenza per la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.
“Dal 2023 avvertiamo che un’escalation incontrollata ci porterà in una situazione incontrollabile e siamo molto vicini a quel punto. Per questo motivo abbiamo esortato tutte le parti a trovare una soluzione per porre fine a questa guerra prima che sia troppo tardi”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari.
Libano: numero vittime aumentato di oltre il 50% negli ultimi tempi
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il numero delle vittime dei bombardamenti israeliani in Libano è aumentato di oltre il 50% nell’ultima settimana. La situazione della sicurezza nel sud del Paese rimane difficile, ha aggiunto martedì a Ginevra.
Secondo i dati del ministero della Salute, libanese trasmessi alla stampa da un portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite, in un mese in Libano sono state uccise circa 1’500 persone e circa 450 sono rimaste ferite. Migliaia di abitanti hanno deciso di rimanere nel sud del Paese nonostante gli ordini di sgombero israeliani.
In totale, quasi 60 centri sanitari e ospedali non sono più operativi in questi territori. L’OMS ha verificato quasi un centinaio di attacchi contro strutture sanitarie dall’inizio degli scontri, che hanno causato 53 morti. In totale, più di un milione di persone sono state sfollate in Libano, con il rischio di epidemie. Circa 250’000 sono fuggite in Siria.
Spari nei pressi del Consolato di Israele a Istanbul
Colpi di arma da fuoco sono stati sentiti martedì nei pressi del Consolato israeliano di Istanbul. Lo riferisce l’emittente turca NTV, aggiungendo che numerose pattuglie di polizia sono state inviate sul posto.
Tre persone sarebbero state “neutralizzate” durante uno scontro a fuoco con la polizia avvenuto nei pressi del Consolato di Israele, nel quartiere di Levent.
La sparatoria sarebbe durata cinque minuti. Sempre secondo quanto riferisce NTV le tre persone coinvolte nella sparatoria sarebbero arrivate sul posto in abiti mimetici.
L'intervento delle forze dell'ordine a Istanbul
"Una minaccia imminente" il collaboratore dell'OMS ucciso lunedì nella Striscia
Israele sostiene che il collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ucciso lunedì nella Striscia di Gaza si trovasse a bordo di un’auto civetta. Questa persona “rappresentava una minaccia imminente”, ha affermato martedì a Ginevra, mentre l’agenzia delle Nazioni Unite ha sospeso fino a nuovo ordine gli sgomberi di carattere medico verso l’Egitto attraverso Rafah.
Sui social media la missione israeliana presso l’ONU a Ginevra aggiunge che l’esercito ha ucciso l’individuo perché il veicolo si stava avvicinando ai soldati, nonostante i colpi di avvertimento. È in corso un’indagine, si precisa.
L’agenzia delle Nazioni Unite “è sconvolta nel confermare che una persona assunta per fornire servizi all’organizzazione a Gaza è stata uccisa durante un incidente legato alla sicurezza”, ha affermato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Due membri del personale dell’OMS erano presenti ma non sono rimasti feriti”, ha aggiunto sui social media.
Iran colpisce complesso petrolchimico in Arabia Saudita
Un complesso petrolchimico situato nella parte orientale dell’Arabia Saudita è stato colpito nella notte tra lunedì e martedì da alcuni attacchi, ha riferito all’AFP un testimone, poche ore dopo che impianti simili in Iran erano stati colpiti.
“Un attacco ha provocato un incendio negli stabilimenti della Sabic a Jubail. Le esplosioni sono state molto forti”, ha dichiarato questa fonte che ha chiesto di rimanere anonima, riferendosi alla Saudi Basic Industries Corporation, gigante saudita dell’industria chimica.
Jubail ospita una delle più grandi zone industriali del mondo, dove si producono acciaio, benzina, prodotti petrolchimici, oli lubrificanti e fertilizzanti chimici.
Israele invita gli iraniani a non viaggiare con i treni
Martedì mattina l’esercito israeliano ha esortato gli iraniani ad astenersi dall’utilizzare i treni, in un messaggio pubblicato sui social media che lascia presagire imminenti attacchi alla rete ferroviaria iraniana.
“Cari cittadini, per la vostra sicurezza vi preghiamo di astenervi dall’utilizzare i treni o di viaggiare in treno in tutto il Paese da subito fino alle 21.00, ora dell’Iran”, scrive l’esercito israeliano sul suo account in persiano.
“La vostra presenza sui treni e in prossimità dei binari mette in pericolo la vostra vita”, aggiunge il messaggio.
Distrutta una sinagoga a Teheran da attacco israelo-americano
Una sinagoga di Teheran è stata “completamente distrutta” durante i raid israelo-americani di martedì mattina, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Mehr e dal quotidiano Shargh nel 39° giorno di guerra contro Israele e gli Stati Uniti.
“Secondo informazioni preliminari la sinagoga Rafi-Nia (...) è stata completamente distrutta durante gli attacchi di questa mattina”, scrive Shargh.
L’ebraismo è una delle religioni minoritarie riconosciute in Iran, che conta una piccola comunità di credenti. Gran parte di tale comunità è fuggita dal Paese dopo l’avvento della Repubblica islamica nel 1979.
Media USA, oltre 370 militari statunitensi rimasti feriti finora
Oltre 370 militari statunitensi sono rimasti feriti dall’inizio dell’operazione contro l’Iran denominata Epic Fury. Lo riferisce la CBS News citando un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). Secondo l’emittente circa 330 militari sono già tornati in servizio, mentre cinque risultano gravemente feriti.
I nuovi dati aggiornano il bilancio diffuso il 4 aprile dal Pentagono, che parlava di 365 feriti e 13 militari statunitensi morti dall’inizio dell’operazione, di cui sei in Kuwait e uno in Arabia Saudita.
CBS News ha inoltre riferito che altri 15 militari americani sono rimasti feriti ieri sera in un attacco di droni iraniani contro la base aerea di Ali al-Salem in Kuwait. La maggior parte di loro sarebbe già rientrata in servizio, secondo fonti citate dall’emittente.
Il capo di Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Dan Kane, ha spiegato che la maggior parte delle ferite tra i militari statunitensi è stata causata da attacchi con droni iraniani.
Forse incosciente in ospedale a Qom Mojtaba Khamenei?
La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe in stato di incoscienza e al momento starebbe ricevendo cure mediche nella città di Qom. Sarebbe il contenuto di un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, pubblicato dal quotidiano britannico Times e riportate dalla testata israeliana Ynet.
Secondo lo stesso documento Khamenei sarebbe privo di sensi e “in gravi condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”. E, sempre secondo il Times, le agenzie di intelligence israeliane e statunitensi erano a conoscenza da tempo della situazione medica di Khamenei Jr.
Teheran bombardata ancora dagli israeliani martedì notte
Nella notte tra lunedì e martedì la capitale della Repubblica Islamica e la sua periferia sono state nuovamente scosse da alcune esplosioni, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa locali.
L’esercito israeliano ha rivendicato una “ondata” di attacchi mirati a “danneggiare” infrastrutture “a Teheran e in altre regioni dell’Iran”. Ha riferito allo stesso tempo che le sue difese aeree erano in azione per intercettare missili provenienti dall’Iran.
Iran rilascia cittadino giapponese arrestato a gennaio
L’Iran ha rilasciato un cittadino giapponese detenuto da gennaio, ha annunciato martedì Tokyo; l’agenzia Kyodo News riferisce tuttavia che alla persona non è consentito lasciare la Repubblica islamica.
L’agenzia di stampa giapponese ha inoltre indicato, citando fonti governative giapponesi, che si tratterebbe del capo dell’ufficio di Teheran dell’emittente televisiva pubblica NHK.
“L’ambasciata giapponese in Iran ha confermato che un cittadino giapponese detenuto dal 20 gennaio dalle autorità iraniane è stato rilasciato il 6 aprile”, ha dichiarato alla stampa il portavoce del governo, Minoru Kihara, senza specificarne l’identità.
“L’ambasciatore in Iran ha potuto incontrare direttamente questa persona dopo il suo rilascio e assicurarsi che fosse in buona salute”, ha aggiunto.
Drone iraniano uccide due civili nel Kurdistan iracheno
Due civili sono stati uccisi nella regione del Kurdistan iracheno da un “drone carico di esplosivo proveniente dall’Iran” che si è schiantato sulla loro abitazione, informano le autorità locali martedì mattina.
In un comunicato, il Servizio antiterrorismo della regione del Kurdistan ha scritto che “l’incidente è avvenuto alle 00.15 di martedì (le 23.15 in Svizzera di lunedì), quando un drone carico di esplosivi proveniente dall’Iran si è schiantato su un’abitazione civile nel distretto di Dara Shakran, nella provincia di Erbil“, precisando che ”le due vittime sono un uomo e sua moglie”.
Il governatore di Erbil, Omed Khoshnaw, ha denunciato in un messaggio su Facebook “una violazione del diritto internazionale e un crimine di guerra”.
Arabia Saudita intercetta sette missili balistici iraniani
L’Arabia Saudita ha intercettato sette missili balistici lanciati verso la parte orientale del Paese, i cui detriti sono caduti nei pressi di infrastrutture elettriche, ha annunciato martedì il ministero della Difesa del Regno.
“Sette missili balistici lanciati in direzione della regione orientale sono stati intercettati e distrutti. I detriti di questi missili sono caduti in prossimità di impianti elettrici. È in corso la valutazione dei danni”, ha scritto un portavoce del ministero sui social network.
L'Iran ha respinto una proposta di tregua
L’agenzia di stampa governativa IRNA ha affermato lunedì, senza specificare la fonte, che l’Iran avrebbe respinto una proposta di cessate il fuoco con gli Stati Uniti e Israele, promossa grazie agli sforzi di mediazione del Pakistan.
“L’Iran ha trasmesso al Pakistan la sua risposta alla proposta americana di porre fine alla guerra”, scrive l’IRNA, senza fornire dettagli sul contenuto di tale proposta.
“In questa risposta - in dieci punti - l’Iran (...) ha respinto un cessate il fuoco e insiste sulla necessità di una fine definitiva del conflitto”, aggiunge l’agenzia di stampa, mentre diversi Paesi cercano di trovare una soluzione diplomatica per porre fine a 38 giorni di guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti.
Ondata di attacchi aerei da Israele verso l'Iran
L’esercito israeliano ha annunciato un’ondata di attacchi aerei contro l’Iran dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che la proposta di tregua per porre fine alla guerra, avanzata dai mediatori internazionali, non era ancora sufficiente.
Pessimismo sulla possibilità che l’Iran ceda alla richiesta di Donald Trump
I negoziatori sono pessimisti sulla possibilità che l’Iran ceda alla richiesta di Donald Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz prima della scadenza fissata dal presidente, aprendo di fatti la strada ai bombardamenti americani alle infrastrutture energetiche iraniane. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali i funzionari americani sostengono che il divario fra Stati Uniti e Iran sia troppo ampio per essere colmato entro la scadenza. Alcuni funzionari americani hanno riferito che Trump si è mostrato meno fiducioso sulla possibilità che si raggiunga un accordo, e prevedono che un ordine per l’attacco possa essere impartito già subito dopo la scadenza.
RG 07.00 del 07.04.2026 Il servizio di Andrea Vosti
RSI Info 07.04.2026, 07:11
Contenuto audio
L'Iran: "La retorica arrogante di Trump non ha effetto sulle operazioni"
L’esercito iraniano ha respinto la “retorica arrogante” di Donald Trump, il quale ha affermato che “tutto l’Iran potrebbe essere distrutto da un giorno all’altro”, dichiarando che essa “non ha alcun effetto” sulle sue operazioni. “La retorica rozza e arrogante e le minacce infondate del presidente americano squilibrato, che si trova in un vicolo cieco e giustifica le successive sconfitte dell’esercito Usa, non hanno alcun effetto sulla prosecuzione dell’offensiva e sulle schiaccianti operazioni” dell’esercito iraniano, ha affermato il portavoce del comando operativo militare Khatam Al-Anbiya, citato dai media di Stato. Il presidente degli Stati Uniti aveva precedentemente affermato che l’esercito avrebbe potuto distruggere ponti e centrali elettriche iraniane entro quattro ore se la Repubblica islamica non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz - una rotta marittima nel Golfo attraverso la quale normalmente transita un quinto del petrolio greggio mondiale - entro le 20 ora di Washington di martedì.
Trump: "L'Iran eliminabile in una notte, e può essere martedì"
L’Iran può “essere eliminato in una notte e quella notte potrebbe essere domani”. Lo ha detto oggi Donald Trump nel corso di una conferenza stampa riferendosi all’ultimatum per raggiungere un accordo che scade domani alle 20 ora di Washington (le 2 di mercoledì in Svizzera). “Dal punto di vista militare è stata una delle nostre migliori Pasque. Siamo qui per celebrare il successo di una delle missioni di salvataggio più complesse mai eseguite”, ha aggiunto, riferendosi al recupero del pilota di un F-15 abbattuto. Nell’operazione sono stati usati 155 aerei, fra i quali quattro bombardieri e 13 aerei da combattimento. “Ha evitato di essere catturato per quasi 48 ore”, ha aggiunto il presidente.

Guerra Iran, tra attacchi e proposte per un accordo
Telegiornale 06.04.2026, 20:00
I Pasdaran giurano vendetta per il capo dell'intelligence, ucciso da raid USA-Israele
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), l’esercito ideologico della Repubblica Islamica, ha giurato oggi di vendicare la morte del suo capo dell’intelligence, Majid Khademi, ucciso poche ore prima in un attacco aereo statunitense-israeliano. “Il nemico malvagio e disperato sappia che una rappresaglia severa” da parte dell’Organizzazione di Intelligence del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche “attende gli organizzatori e gli autori di questo crimine”, ha dichiarato l’organizzazione sul sito web dell’Irgc.
Erdogan accusa Israele di "minare ogni sforzo di pace"
Il presidente turco Erdogan accusa Israele di “minare ogni sforzo di pace”
Il prezzo del petrolio torna a salire (+0,22%) dopo mancata tregua
Torna a salire il prezzo del petrolio dopo la presentazione, da parte dell’Iran, di una sua controproposta che respinge la tregua avanzata dagli USA. Il Wti del Texas, che in mattinata sulle attese di un cessate il fuoco aveva ceduto fino al 2%, dopo aver oscillato sui 111 dollari ora è tornato stabilmente in territorio positivo. Le quotazioni mostrano una crescita dello 0,3% a a 111,8 dollari al barile mentre il Brent si riavvicina a quota 110 (109,1 dollari +0,14%).
La Pasqua del Papa contro le guerre, sabato veglia a San Pietro
Ancora un monito di Papa Leone XIV contro i conflitti nel mondo. Oggi nel carcere di Regina Coeli ha sottolineato l’importanza di portare speranza a “quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione”. E dopo una Pasqua dedicata a rinnovare il suo monito contro tutte le guerre, Leone, prima di partire per il suo lungo viaggio in Africa, presiederà, sabato 11 aprile, una veglia per la pace nella basilica di San Pietro. E ha invitato i cattolici di tutto il mondo ad unirsi in preghiera con lui.
Trump e l'accordo con Iran: "Passo avanti di Teheran ma non basta"
L’Iran “ha fatto una proposta significativa, è un passo rilevante ma non è abbastanza buono. Stanno trattando, vediamo cosa succede”. Donald Trump commenta così, durante l’evento tradizionale di Pasqua alla Casa Bianca - il White House Easter Egg Roll -, la controproposta di cessate il fuoco con Teheran avanzata dai Paesi mediatori dopo che lo Stato Islamico ha respinto il piano USA. Sui negoziati, quindi, le posizioni di Washington e Teheran rimangono distanti.
Netanyahu: "Distrutto il più grande impianto petrolchimico in Iran"
‘’Oggi abbiamo distrutto il più grande impianto petrolchimico in Iran. Ciò significa che stiamo smantellando sistematicamente la macchina finanziaria delle Guardie Rivoluzionarie. Stiamo distruggendo fabbriche, eliminando agenti e continuiamo a eliminare alti funzionari’‘. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in una dichiarazione video registrata. ‘’L’Iran non è più lo stesso Iran e Israele non è più lo stesso Israele. Israele è più forte che mai e il regime terroristico in Iran è più debole che mai. Qual è il segreto? Fede e potere. Di entrambi ne abbiamo in abbondanza’‘, ha aggiunto Netanyahu. Il premier ha aggiunto di aver parlato ieri con il presidente USA Donald Trump per esprimere apprezzamento per l’operazione di salvataggio del membro dell’equipaggio USA. ‘‘Trump, da parte sua, mi ha ringraziato per l’assistenza fornita da Israele in questa missione e in generale, ha parlato di noi con superlativi: Trump considera Israele un alleato saldo, determinato e risoluto, che combatte fianco a fianco con gli Stati Uniti e insieme continuiamo a piegare il regime terroristico iraniano’‘, ha detto Netanyahu.
Trump, domani è la scadenza definitiva per un accordo con l'Iran
Domani è la scadenza definitiva per l’Iran per fare un accordo. Lo ha detto Donald Trump, sottolineando di aver visto tutte le proposte. “Ho visto tutte le proposte che potere immaginare”, ha aggiunto.
L'Iran respinge la tregua e fa una controproposta in 10 punti
L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua risposta “in 10 punti” alla proposta USA di porre fine alla guerra. Lo riferisce l’agenzia Irna citata dai media israeliani, sottolineando che la posizione iraniana si basa sull’esperienza passata e “respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto”. La risposta include una serie di richieste iraniane tra cui: la fine dei conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, i risarcimenti e la revoca delle sanzioni. Secondo una fonte americana ad Axios, la risposta dell’Iran è “massimalista” e “non è chiaro se consentirà progressi verso una soluzione diplomatica”.
Secondo sito petrolchimico iraniano sotto attacco
Dopo Asaluyeh, anche un secondo sito petrolchimico, Marvdasht, è stato attaccato da Stati Uniti e Israele. Lo riferiscono i media iraniani secondo cui l’incendio provocato dal raid è stato domato.
E’ il secondo attacco del genere in poche ore. Non si segnalano vittime ma non ci sono dettagli sull’entità dei danni
Petrolio iracheno può transitare da Hormuz
La compagnia statale irachena per il commercio del petrolio (Somo) ha comunicato agli acquirenti che possono caricare il greggio e trasportarlo grazie all’esenzione di Teheran dagli attacchi decisa nei giorni scorsi.
La compagnia informa che i terminal “sono pienamente operativi” invitando a programmare le operazioni di carico e partenza delle imbarcazioni e i quantitativi richiesti.
Subito dopo l’annuncio dell’Iran una petroliera, la Ocean Thunder, carica di greggio iracheno, ha attraversato Hormuz. Secondo alcuni acquirenti asiatici contattati dall’agenzia Bloomberg non sono tuttavia chiare le condizioni di sicurezza e se le autorità irachene forniranno le proprie navi.
L’Iraq, paese a maggioranza sciita, ha visto crollare del 97% il proprio export a marzo visto che la sola via alternativa allo stretto di Hormuz è un oleodotto verso la Turchia la cui capacità è molto ridotta
Prezzo del petrolio in lieve calo su speranze di tregua
Il prezzo del petrolio è in lieve calo, alimentato alle speranze che si possa arrivare ad una tregua prima dello scadere dell’ultimatum americano all’Iran.
I futures sul greggio Brent sono scesi di 64 centesimi di dollaro a $108,39 al barile. Il petrolio americano WTI (West Texas Intermediate) è negoziato in calo di 1 dollaro e 33 centesimi (-1,2%) a $11,.21 al barile.
In precedenza si erano registrati forti aumenti di prezzo del greggio sui mercati asiatici, tra i maggiori degli ultimi sei anni.
Raffinerie indiane rinviano manutenzione per fronteggiare la crisi
Alcune raffinerie di petrolio dell’India hanno deciso di rinviare a data da destinarsi la prevista manutenzione ordinaria, che avrebbe comportato una fermata temporanea degli impianti.
La decisione della Indian Oil Corporation e della Bharat Petroleum Corporation è stata annunciata dal sottosegretario federale al petrolio del governo indiano.
A causa della chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, l’Asia è colpita da forti rincari nel prezzo dei carburanti e alcuni Stati hanno già varato misure di emergenza, come il ricorso al telelavoro, razionamenti e chiusure straordinarie.
Israele colpisce impianto petrolchimico, Iran una navi USA e israeliane
Forti esplosioni sono state udite nel sito petrolchimico di Assaluyeh, il più grande dell’Iran. Ne dà notizia l’agenzia Tasnim secondo cui sarebbero stati colpiti gli impianti che forniscono elettricità, acqua e ossigeno alle strutture della compagnia petrolifera Pars.
Il ministro della difesa israeliano Katz ha confermato l’attacco al sito e ha minacciato di continuare a prendere di mira le infrastrutture energetiche e la leadership del nemico “fino a quando i nostri obbiettivi non saranno raggiunti”. Katz ha lodato lo stretto coordinamento in corso con gli Stati Uniti
Parallelamente i Pasdaran affermano di avere attaccato una nave da sbarco americana, la LHA-7, costringendola a ritornare verso l’Oceano indiano. La marina delle Guardie rivoluzionarie ha anche colpito una portacontainer che, affermano i Pasdaran, apparteneva a Israele.
IAEA conferma: un proiettile a soli 75 metri da centrale nucleare
Dopo l’annuncio dato dalle autorità di Teheran l’altro ieri, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato ufficialmente che detriti o proiettili hanno colpito l’area della centrale nucleare iraniana di Bushehr, nell’Iran occidentale, dove un guardiano è morto.
Analizzando varie informazioni, tra cui le immagini satellitari, l’IAEA ha stabilito che l’impianto non è stato toccato, ma un colpo ha colpito ad appena 75 metri dal perimetro del sito.
Iran ha risposto a proposta di cessate il fuoco
L’Iran ha formulato le sue posizioni e trasmesso le sue domande in risposta ad una proposta di tregua che ha ricevuto attraverso degli intermediari. Lo ha detto un portavoce del ministero degli esteri di Teheran, aggiungendo che i negoziati sono “incompatibili con ultimatum e minacce di crimini di guerra”.
Il riferimento è alla minaccia del presidente statunitense Trump di colpire ponti e infrastrutture energetiche se l’Iran non riaprirà lo stretto di Hormuz al traffico marittimo internazionale entro le 2 di notte di mercoledi (ora svizzera).
A stilare la bozza della proposta di tregua trasmessa anche agli USA sarebbe stato in particolare il Pakistan, che anche in tempi normali rappresenta gli interessi iraniani a Washington attraverso una sezione della propria ambasciata (analogamente a quanto fa la Svizzera con gli interessi degli Stati Uniti a Teheran)
Iran colpisce Israele: almeno quattro morti ad Haifa e cinque feriti a Tel Aviv
Un missile iraniano ha colpito nella notte un palazzo di sei piani ad Haifa. Almeno quattro persone sono morte sotto le macerie. Lo scrive il quotidiano israeliano Haaretz. I soccorritori hanno estratto in gravi condizioni un uomo di 82 anni. Un incendio scoppiato a causa dell’attacco ha complicato le operazioni di soccorso.
Nell’area di Tel Aviv, scrive ancora il giornale, almeno 20 siti sono stati colpiti, fonti sanitarie parlano di cinque feriti

Si scava tra le macerie ad Haifa
Una terza nave giapponese e una terza nave turca passano lo stretto di Hormuz
Una terza nave di un armatore turco, la Ocean Thunder, è transitata attraverso lo stretto di Hormuz ieri notte. Lo ha annunciato il ministro dei trasporti turco, Uraloglu. Una prima nave era passata, con l’autorizzazione dell’Iran, il 13 marzo.
Il numero di navi di proprietà turca nello stretto è ora sceso a 12, mentre altre 8 hanno chiesto di lasciarlo.
Anche una terza nave giapponese - un vascello per il trasporto di GPL che batte bandiera indiana - è riuscita a passare, seguendo una rotta indicata dagli iraniani vicino all’isola di Latak e forse pagando un pedaggio (non ci sono né conferme, né smentite in tal senso).
Almeno nove morti in Libano per attacchi israeliani
Almeno nove persone sono morte in attacchi sul Libano delle ultime ore attribuiti alle forze armate israeliane, che per la prima volta hanno toccato anche zone prima risparmiate, come la periferia est di Beirut.
Secondo l’agenzia libanese Nna, tre persone sono state uccise in un raid a Burj Rahal, nel sud, mentre altre due vittime sono state registrate a Mashghara, circa 85 chilometri a nordest. In entrambi i casi si contano anche diversi feriti.
Al Jazeera riferisce di un attacco mirato su un’auto a Kfar Rumman, nel distretto di Nabatieh, in cui sono state uccise quattro persone.
Il bilancio di questi attacchi è ancora provvisorio.
A metà mattina Israele, dopo un avvertimento alla popolazione, ha colpito la periferia sud della capitale libanese, considerata una roccaforte di Hezbollah e da giorni ormai quasi totalmente abbandonata dagli abitanti.

Una famiglia in fuga dal sud del Libano a Beirut
Ucciso in un raid il capo dell'intelligence dei Pasdaran
I Pasdaran hanno annunciato la morte di Seyed Majid Khademi, il capo dei servizi di intelligence delle Guardie della rivoluzione.
L’uomo è stato ucciso in un attacco mirato attribuito a Usa e Israele, si legge in un comunicato citato dai media iraniani.
Il ministro della difesa israeliano Katz ha promesso di continuare a colpire alti esponenti del regime: “I leader iraniani vivono con il senso di essere dei bersagli. Continueremo a dar loro la caccia, uno dopo l’altro”.
Seyed Majid Khademi
Iran denuncia attacco a patrimonio storico-culturale
Sono 132 i siti culturali e storici colpiti dagli attacchi statunitensi e israeliani dall’inizio del conflitto il 28 febbraio scorso. Lo ha detto in una conferenza stampa il segretario generale della commissione nazionale iraniana per l’UNESCO, Hasan Fertusi.
Tra i siti colpiti ce ne sono alcuni classificati dall’organizzazione come patrimonio dell’umanità: il Palazzo Golestan a Teheran, vecchio di oltre 400 anni, il Palazzo Sadabad, che risale all’era Qajar, la Moschea Jameh di Isfahan e altri.
Teheran intende protestare con l’UNESCO. Israele si è ritirata ufficialmente dall’organizzazione il 31 dicembre 2018 affermando che nutre pregiudizi anti-israeliani.
Gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi a partire dalla fine di dicembre di quest’anno, per la terza volta nella loro storia, contestando tra l’altro come “woke” le politiche di sostegno alla diversità e all’inclusione. Gli USA erano rientrati solo tre anni fa.
Bilancio dei raid in Iran sale ad almeno 34 morti
Sale a 34 morti, ma è forse ancora provvisorio, il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran: lo scrive al Jazeera. Ventitre persone, tra cui sei bambini, sono morte nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, e sei nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
Immagini di danni a Teheran diffuse dalla TV iraniana
Iran smentisce trattative per una tregua
I guardiani della rivoluzione iraniana hanno seccamente smentito le rivelazioni del sito statunitense Axios secondo cui sarebbero in corso trattative per una tregua di 45 giorni e hanno definito il sito, solitamente bene informato, “un mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche”.
Il presidente Trump “consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità”, scrivono i Pasdaran, citati dall’agenzia Tasnim.
L’Iran, sottolinea l’agenzia, “ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei” senza un accordo sulla fine del conflitto.
Raid di Usa e Israele, oltre 25 i morti
Attacchi su diverse località iraniane nella notte hanno ucciso oltre 25 persone. Lo fanno sapere le autorità. A Teheran un raid ha colpito il politecnico Sharif e una parte della capitale iraniana è senza gas ed elettricità.
Media iraniani vicini ai Pasdaran parlano anche di bambini tra le vittime.
Petrolio in rialzo
Come era prevedibile, il prezzo del petrolio è in salita dopo le nuove minacce di Donald Trump all’Iran e la risposta altrettanto muscolare di Teheran.
Negli Stati Uniti il Wti (West Texas Intermediate, un tipo di petrolio di largo consumo) segna un rialzo dell’1,93%, a 113,69 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a quota 110,67 dollari (+1,64%).
Iran: se colpirete obbiettivi civili, rappresaglie molto più dure
Il comando militare centrale iraniano ha avvertito che le ritorsioni contro i suoi avversari saranno “molto più devastanti” se questi colpiranno obiettivi civili.
“Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno, le prossime fasi delle nostre operazioni offensive e di rappresaglia saranno molto più devastanti e diffuse”, ha dichiarato il portavoce del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya in una dichiarazione ribordata dalla radiotelevisione pubblica, Irib.
Fino ad ora l’Iran ha preso di mira soprattutto basi militari, istallazioni industriali e siti petroliferi, oltre ad avere di fatto chiuso lo stretto di Hormuz.
La Corea del Nord si sta distanziando da Teheran?
La Corea del Nord, a lungo alleata dell’Iran, sembra avere preso una posizione defilata rispetto al conflitt oe non sta inviando armi all’Iran o prendendo posizioni diplomatiche in suo favore.
Lo fa notare un rapporto dell’intelligence della Corea del Sud che è stato oggetto di una discussione parlamentare a Seoul.
E’ possibile - secondo l’intelligence - che la decisione sia legata anche a difficoltà economiche interne, che però non hanno impedito la prosecuzione del programma missilistico nordcoreano
Detriti feriscono un ghanese all'aeroporto di Abu Dhabi
Detriti di un drone o di un missile intercettato dalla difesa aerea degli Emirati arabi uniti hanno ferito in modo non grave un cittadino del Ghana nella zona industriale di Abu Dhabi. Lo riferiscono fonti emiratine.
L’attività nei siti industriali interessati è stata sospesa.
Iran: giustiziato un altro oppositore
Un’altra condanna a morte è stata eseguita anche questa notte in Iran contro persone implicate nelle proteste di gennaio. Si tratta di Ali Fahim, condannato per avere assaltato una caserma dell’esercito nel tentativo di impossessarsi di armi.
Tre persone sono già state giustiziate nei giorni scorsi per lo stesso caso e almeno un’altra persona è in attesa di esserlo, afferma Amnesty International, che denuncia i processi come gravemente irregolari e l’uso di torture e maltrattamenti durante le inchieste.
Per l’Iran i condannati hanno agito contro la sicurezza nazionale e per conto di Israele.

Notiziario
Notiziario 06.04.2026, 06:00
Contenuto audio
