Il Forum economico mondiale di Davos, il primo dopo la fine dell’era di Klaus Schwab, è entrato nel vivo nel segno dello “spirito di dialogo”, lo slogan scelto che appare alquanto lontano dalla realtà geopolitica attuale. Parmelin, che ha aperto le discussioni martedì mattina, conclude la prima giornata del WEF anticipando un possibile incontro con Trump domani.
“Gli Stati Uniti chiedono concessioni più importanti e cercano di indebolire l’Europa”. Il presidente francese Macron, martedì pomeriggio al WEF di Davos, ha definito “inaccettabili” i dazi aggiuntivi contro gli otto Paesi europei - Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito - che si sono opposti alle mire statunitensi sulla Groenlandia.
Interrogato dai giornalisti al WEF, Macron ha risposto che non pianifica di parlare con Trump a Davos e che non si terrà nemmeno la riunione del G7 inizialmente da lui proposta.
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha consigliato all’Europa di “sedersi, fare un respiro profondo e non reagire” per quanto riguarda l’intenzione di Trump di acquisire Groenlandia, esortandola ad “avere una mente aperta”. In seguito ha incontrato il vice primo ministro cinese Lifeng, affermando che la Cina “ha fatto quello che aveva detto avrebbe fatto”.
Intanto anche la prima ministra danese ha parlato con i giornalisti a Davos, affermando che “non abbandonerà la Groenlandia”. Un “fermo” sostegno alla Groenlandia e alla Danimarca è arrivato anche dal Canada.

Davos, pronti per la sicurezza al WEF
Telegiornale 16.01.2026, 20:00






