Bruce Springsteen si è esibito in un concerto-comizio contro la guerra e per lo ius soli dei bambini immigrati, scatenando l’ira del presidente USA Donald Trump. Dopo i fatti di Minneapolis (la città del Minnesota, “ground zero” della resistenza contro l’ICE, l’agenzia per l’immigrazione), il 76enne cantante di “Born in The USA” si è schierato come raramente da anni contro un’Amministrazione contro cui i critici puntano il dito, accusandola di aver trasformato gli USA, un tempo “terra della speranza e dei sogni” in un incubo dove regnano paura, autoritarismo, illegalità, e corruzione. In 18’0000 sugli spalti della Target Arena hanno applaudito The Boss e i musicisti della E Street Band in brani come “Streets of Minneapolis”, composto dopo l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti, colpiti a morte dall’ICE, o “Darkness on the Edge of Town”, la canzone che diede il titolo all’album del 1978 dedicato a oppressione e depressione. Nelle ore delle proteste “No Kings”, il concerto ha segnato l’esordio del tour “Land of Hope and Dreams”: “l’America che amo, l’America di cui scrivo da 50 anni, che è stata un faro di speranza e di libertà nel mondo è attualmente nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente, razzista, sconsiderata e traditrice”, ha detto Springsteen secondo cui, “dopo il terrore dell’ICE”, la forza e la solidarietà della gente di Minneapolis “è stata un’ispirazione per tutto il Paese confermandoci che questa è ancora l’America”. “Stasera vi chiediamo di unirvi a noi nello scegliere la speranza invece della paura, la democrazia invece dell’autoritarismo, lo Stato di diritto invece dell’illegalità, l’etica invece della corruzione senza freni, la resistenza invece della compiacenza, l’unità invece della divisione e la pace invece della guerra”.