Il Forum economico mondiale di Davos, il primo dopo la fine dell’era di Klaus Schwab, apre i battenti questo lunedì, nel segno dello “spirito di dialogo” che è lo slogan scelto ma appare alquanto lontano dalla realtà geopolitica attuale. È solo martedì che i lavori entreranno nel vivo (dovrebbe esprimersi in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky) e il clou della settimana sarà mercoledì, giorno dell’arrivo e dell’intervento di Donald Trump. Il presidente statunitense è atteso alla testa di una delegazione statunitense mai così ampia in passato, fra politici, diplomatici, funzionari e CEO di grandi aziende. Trump difenderà la sua politica estera anche di fronte alle critiche degli europei, con la questione Groenlandia al centro dell’attenzione accanto alle crisi che hanno segnato il globo negli ultimi mesi e anni: Gaza, la guerra in Ucraina (i rappresentanti di Washington incontreranno sia la delegazione di Kiev che l’inviato di Vladimir Putin Kirill Dmitriev) e le proteste in Iran, che hanno portato all’esclusione dai circa 3’000 invitati del ministro degli esteri di Teheran, Abbas Araghchi. Alla lista degli assenti si è iscritto anche il premier spagnolo Pedro Sanchez, rimasto in patria in seguito all’incidente ferroviario in Andalusia. Secondo diversi media ha dato forfait anche la delegazione danese.

Davos, pronti per la sicurezza al WEF
Telegiornale 16.01.2026, 20:00



