Israele lancia operazioni di terra nel sud del Libano
Stretto di Hormuz: la Germania dice “no” a un intervento della NATO per riaprire il braccio di mare
L’Arabia Saudita abbatte sul suo territorio oltre 60 droni nella notte di lunedì lanciati dalle forze armate iraniane
Hamas sostiene l’Iran affinché “attivi tutti i fronti” in una lettera segreta inviata alla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamene
Trump insiste su Hormuz con gli alleati “freddi” nell’offrire aiuti
Trump alza la pressione su Teheran e sugli alleati
Dalla Casa Bianca lunedì il presidente ha affermato che l’Iran cerca un’intesa per chiudere il conflitto, mentre chiede sostegno internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz. L’UE, per ora, si chiama fuori

Il presidente statunitense lunedì, durante il suo discorso alla Casa Bianca
Pezeshkian a Macron: “Iran non si arrenderà”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sulle reti sociali di avere avuto una telefonata con il capo dello Stato francese Emmanuel Macron, al quale ha indicato “che l’Iran non ha dato inizio a questa brutale guerra. La difesa contro l’aggressione è un diritto naturale che conosciamo bene. L’utilizzo delle basi statunitensi nella regione contro l’Iran, con l’obiettivo di compromettere le nostre relazioni con i paesi vicini, deve cessare”. L’Iran, ha aggiunto, “non si arrenderà ai prepotenti. Ci aspettiamo che la comunità internazionale condanni questa aggressione e convinca gli aggressori a rispettare il diritto internazionale”.
“La pace e la stabilità nella regione non possono essere raggiunte ignorando l’aggressione sionista-americana contro il nostro paese”, ha affermato Pezeshkian. “Iniziare una guerra basandosi su false informazioni e con l’obiettivo di conquistare un paese è una pratica medievale nel XXI secolo. Parlare di fermare l’aggressione è inutile se non ci assicuriamo che la nostra terra non venga attaccata”, ha concluso.
"Truppe di terra in Iran? Sarà un altro Vietnam per gli americani"
Il viceministro degli Esteri iraniano ha lanciato un duro monito agli Stati Uniti di Donald Trump affermando che gli americani affronteranno un altro Vietnam nel caso di invio di truppe di terra nel conflitto in Medio Oriente. “Un intervento di terra sarebbe del tutto illegale ma noi siamo comunque pronti a difenderci”, ha aggiunto Saeed Khatibzadeh in un’intervista a Teheran con l’inviato di Sky News. Il viceministro ha sottolineato che l’Iran è disposto a combattere finché necessario e che il Paese non è attualmente concentrato su una soluzione diplomatica.
Trump insiste su Hormuz - Dall'UE: "non è la nostra guerra"
Donald Trump insiste nel sostenere che l’Iran starebbe cercando una via d’uscita dal conflitto con Stati Uniti e Israele, ma ammette che a Washington non sia chiaro chi parli davvero a nome di Teheran. Durante un evento alla Casa Bianca, il presidente americano ha detto di ritenere che la Repubblica islamica voglia arrivare a un’intesa per fermare l’escalation, pur riconoscendo che l’amministrazione USA non dispone di un quadro certo sulla leadership iraniana in questa fase della crisi. Ha rilanciato anche le voci su Mojtaba Khamenei, affermando che gli Stati Uniti non sanno se sia vivo o morto e che nessuno lo avrebbe visto.
Il centro politico del discorso resta però lo stretto di Hormuz, diventato il vero terreno di pressione diplomatica della Casa Bianca. Trump ha ribadito che alcuni Paesi si sono detti pronti ad aiutare gli Stati Uniti a riaprire il passaggio marittimo, mentre altri, pur essendo stati protetti per anni da Washington, non mostrano lo stesso entusiasmo. Ha evitato di fare nomi, ma ha confermato di stare cercando una coalizione internazionale per ristabilire la libertà di navigazione in un corridoio da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale e una quota cruciale del gas naturale liquefatto. Nelle ultime ore, tuttavia, sono emerse con maggiore chiarezza le difficoltà di questa strategia. Germania, Spagna e Italia hanno escluso per ora l’invio di navi nell’area, prendendo le distanze dalla richiesta americana.
“Questa non è la guerra dell’Europa, il nostro focus è la distensione. L’Europa non ha interesse a una guerra prolungata”, ha detto l’alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas al termine del Consiglio affari esteri. “Non è la guerra dell’Europa, ma gli interessi dell’Europa sono a rischio: al Consiglio c’è stata una discussione su come proteggere le navi: abbiamo la missione Aspides ma non c’è appetito tra i 27 a inviare le navi sopra la linea di Muscat, capitale dell’Oman, nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra”, ha aggiunto Kallas.
Confederazione rafforza sostegno umanitario in Libano, Siria e Iran
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) stanzia un importo totale di 6,5 milioni di franchi per fornire aiuti umanitari a Libano, Siria e Iran, ha comunicato lunedì il Dipartimento federale degli esteri (DFAE). L’aiuto umanitario di emergenza viene distribuito tramite la Croce Rossa, l’ONU e organizzazioni libanesi. La DSC mette a disposizione risorse supplementari e definisce “priorità tra i programmi esistenti per rispondere ai bisogni più urgenti”, indica una nota.
In totale, mette a disposizione 6,5 milioni di franchi per il Libano e la Siria. Di questo importo, 3,5 milioni provengono dal budget dedicato agli aiuti umanitari di emergenza, mentre 3 milioni costituiscono fondi aggiuntivi.
Larijani ai musulmani: "Da che parte state?"
Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza dell’Iran, ha annunciato che Teheran intende proseguire la sua resistenza contro gli Stati Uniti e Israele. In una lettera indirizzata ai musulmani di tutto il mondo e agli Stati islamici ha dichiarato che l’Iran continuerà a seguire la sua “via della resistenza contro il grande e il piccolo Satana” (gli Stati Uniti e Israele nella retorica iraniana, ndr).
“Da che parte state?”. Si legge nel lungo messaggio che Larijani ha condiviso sulla rete sociale X, dove ha criticato l’atteggiamento dei paesi musulmani durante l’attuale conflitto attorno al Golfo Persico.
Greggio nel mirino anche al di là di Hormuz
La compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti, ADNOC, ha sospeso i suoi imbarchi di greggio al terminal di Fujairah dopo un attacco di droni che ha provocato un incendio sul sito, ha affermato una fonte vicina all’AFP.
L’infrastruttura petrolifera si trova sulla costa orientale degli Emirati, sul Golfo dell’Oman al di là dello stretto di Hormuz, bloccato quasi totalmente dall’Iran.
Petrolio in calo, l'AIE è pronta a sbloccare altre scorte
I corsi del petrolio arretrano lunedì, dopo che l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha annunciato di essere pronta a sbloccare ulteriori scorte strategiche e mentre il mercato intravede la speranza di un miglioramento della circolazione nello stretto di Hormuz.
L’annuncio dell’AIE arriva dopo la decisione presa mercoledì scorso di liberare 400 milioni di barili di petrolio, che ha già avuto “un effetto calmante sui mercati”, secondo Fatih Birol, suo direttore esecutivo. Altri paesi oltre ai 32 membri dell’organizzazione sono pronti a “portarci il loro sostegno”, ha aggiunto, citando l’India, la Colombia, Singapore, la Thailandia e il Vietnam.
Poco dopo le 16.00, il barile WTI, riferimento americano, è sceso a 95,46 dollari (-3,29%).
Turchia contro Israele: "In Libano nuova catastrofe umanitaria"
La Turchia ha “condannato fermamente” lunedì le operazioni terrestri dell’esercito israeliano in Libano, mettendo in guardia contro “una nuova catastrofe umanitaria” in Medio Oriente.
“Condanniamo fermamente l’operazione terrestre israeliana in Libano, che aggrava l’instabilità nella regione. L’attuazione da parte del governo Netanyahu di politiche genocide e di punizione collettiva, questa volta in Libano, provocherà una nuova catastrofe umanitaria nella regione”, ha dichiarato il ministero in un comunicato.
Sempre lunedì, il ministero della Sanità libanese ha aggiornato il bilancio delle vittime. Secondo la nota, i raid israeliani sul Libano hanno ucciso 886 persone, tra cui 111 bambini e 38 operatori sanitari, dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah filo-iraniano il 2 marzo. I feriti sono invece 2’141. . Il bilancio precedente, comunicato domenica, parlava di 850 morti.
Ambasciatore iraniano all'ONU: "Teheran non si sottometterà"
L’Iran ha ribadito lunedì davanti al Consiglio dei diritti umani dell’ONU che “non si sottometterà” di fronte all’”aggressione illegale” americano-israeliana, affermando che i suoi cittadini corrono un “grave pericolo” a causa dei continui attacchi sul Paese.
Davanti la riunione a Ginevra, dove i Paesi discutevano della situazione dei diritti umani in Iran - in particolare a seguito della sanguinosa repressione dei manifestanti negli ultimi mesi - Teheran ha dichiarato che l’attenzione dovrebbe piuttosto concentrarsi sulla guerra in Medio Oriente.
“La questione più urgente e fondamentale riguardante i diritti umani in Iran è la minaccia imminente che grava sulla vita di 90 milioni di persone, la cui vita è in pericolo immediato e grave sotto l’ombra di un’aggressione militare sconsiderata”, ha dichiarato Ali Bahreini, ambasciatore dell’Iran presso l’ONU a Ginevra.
“L’Iran non è una nazione che si sottomette alla coercizione, all’intimidazione o a un’aggressione illegale”, ha aggiunto il diplomatico.
Un migliaio di turisti svizzeri ancora bloccati in Medio Oriente
Circa mille viaggiatori provenienti dalla Svizzera sono ancora bloccati in Medio Oriente. Sono invece circa 6’600, secondo l’app Travel-Admin, i cittadini elvetici che risiedono nella regione del Golfo.
A fornire le cifre aggiornate è stata, lunedì, Monika Schmutz Kirgöz, capo della Divisione Medio Oriente e Nord Africa al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Da cinque giorni l’ambasciata svizzera a Teheran è chiusa. L’ambasciatore Olivier Bangerter è nel frattempo rientrato in Svizzera. Ogni giorno a Teheran ci sono state oltre cento esplosioni. Lui e i suoi collaboratori, ha raccontato l’ambasciatore, hanno trovato riparo nel seminterrato dell’ambasciata. La sua partenza è avvenuta senza problemi.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/La-Svizzera-offre-buoni-uffici-ma-USA-e-Iran-non-hanno-ancora-risposto--3597174.html
Bessent, gli USA permettono a petroliere di transitare a Hormuz
Gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un’intervista a CNBC. “Abbiamo consentito che ciò accadesse per rifornire il resto del mondo”, ha spiegato Bessent.
Anche Londra non dà seguito alle pretese di Washington
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato lunedì, durante una conferenza stampa, che il Regno Unito sta lavorando con i suoi alleati a “un piano collettivo sostenibile che permetta di ripristinare la libertà di navigazione nella regione il più rapidamente possibile”.
Questo piano “non sarà e non è mai stato concepito come una missione della NATO”, ha insistito, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che sarebbe “molto negativo” per l’Alleanza atlantica se gli alleati di Washington, in particolare quelli che dipendono dal petrolio in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, si rifiutassero di mobilitarsi.
“Dovrà trattarsi di un’alleanza di partner, ed è per questo che collaboriamo con partner sia in Europa e nel Golfo, sia con gli Stati Uniti”, ha aggiunto il leader britannico.
La visita di Trump in Cina in forse per la guerra
La Cina e gli Stati Uniti “restano in comunicazione” riguardo a una visita di Donald Trump, hanno riferito lunedì gli Affari esteri cinesi. Il presidente americano aveva dichiarato che potrebbe rinviare un prossimo viaggio a Pechino a causa della guerra in Medio Oriente.
“La Cina e gli Stati Uniti restano in comunicazione riguardo alla visita del presidente Trump in Cina”, ha detto un portavoce degli Affari esteri, Lin Jian. Si è astenuto dall’esprimersi sulle pressioni esercitate da Trump perché la Cina aiuti, insieme ad altri, a sbloccare lo stretto di Hormuz.
Il presidente americano dovrebbe recarsi in Cina dal 31 marzo al 2 aprile, secondo la Casa Bianca. Pechino non ha confermato le date della sua visita.
Vertici sauditi ed emiratini uniti contro Teheran
Il principe ereditario saudita e il presidente degli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l’Iran di provocare “una pericolosa escalation” prendendo di mira i suoi vicini del Golfo, durante un colloquio telefonico lunedì.
Il leader de facto dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman e Mohammed bin Zayed hanno discusso “dei continui e palesi attacchi iraniani contro Paesi della regione”, secondo un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa emiratina WAM.
La prosecuzione di questi attacchi, lanciati in risposta all’offensiva israelo-americana contro l’Iran, “rappresenta una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione”, hanno denunciato.
Libano, quattro morti fra cui due bambini in un raid israeliano
È di 4 uccisi tra cui due bambini il bilancio di un raid aereo di Israele nel sud del Libano, secondo quanto riferisce il ministero della sanità libanese citato dall’agenzia governativa NNA. Le fonti precisano che il bombardamento di Israele è avvenuto a Qantara, località nel settore centrale del fronte di guerra con Hezbollah.
IDF, vasta ondata di attacchi a Teheran, Shiraz e Tabriz
Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha reso noto che l’aeronautica militare ha avviato “una vasta ondata di attacchi contro infrastrutture terroristiche del regime iraniano. Gli attacchi vengono condotti simultaneamente e sono diretti verso la capitale Teheran e le città di Shiraz e Tabriz”. In precedenza, nella Repubblica Islamica erano state segnalate esplosioni a Teheran e Shiraz.
Berlino: "NATO non ha responsabilità per lo Stretto di Hormuz"
“Non mi sembra che la NATO abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della NATO se ne occuperebbero”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo al Consiglio UE Esteri.
Ha risposto a una domanda sulla possibilità di un ruolo dell’Alleanza dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha avvertito di un “futuro molto negativo” per la NATO se non contribuirà alle operazioni legate alla guerra con l’Iran.
La Catena della Solidarietà in aiuto della popolazione civile libanese
L’escalation di violenza in Medio Oriente ha provocato una grave crisi umanitaria, che ha colpito in particolare il Libano. Nel giro di pochi giorni, circa 700’000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Molte hanno perso tutto e hanno urgentemente bisogno di cibo, acqua potabile, cure mediche e beni di prima necessità.
Di fronte a questa situazione, la Catena della Solidarietà lunedì ha lanciato un appello alla solidarietà e, insieme alle sue organizzazioni partner svizzere, fornisce aiuti umanitari indispensabili alle persone colpite.
Le donazioni possono essere effettuate online sul sito www.catena-della-solidarieta.ch o presso gli uffici postali con la menzione “Libano”.
https://www.catena-della-solidarieta.ch/campagne/crisi-umanitaria-in-libano
Marinai thailandesi tornati in Patria dopo l'attacco alla loro nave
Venti marinai di una nave mercantile thailandese attaccata nello Stretto di Hormuz, in piena guerra in Medio Oriente, sono rientrati lunedì nel loro Paese. Altri tre risultano ancora dispersi.
La nave mercantile Mayuree Nareeè stata colpita da due proiettili mercoledì mentre si trovava nel Golfo. Aveva lasciato in precedenza un porto degli Emirati Arabi Uniti. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno detto di averla colpita dopo che aveva imboccato lo Stretto di Hormuz ignorando i loro “avvertimenti”, hanno affermato.
L’armatore della nave, Precious Shipping, ha promesso in un comunicato lunedì di fornire un’“assistenza sociale per l’equipaggio” comprendente “esami medici e valutazioni della salute mentale”.
Teheran contro l'emittente "Iran International"
L’esercito iraniano ha messo in guardia i Paesi della regione del Golfo Persico contro qualsiasi collaborazione con l’emittente Iran International, con sede a Londra, affermando che le infrastrutture utilizzate per sostenere questo canale saranno considerate come obiettivi.
“Utilizzando le capacità satellitari e le infrastrutture mediatiche di alcuni Paesi della regione”, il canale “agisce per creare tensioni, fabbricare falsi racconti (…) al fine di servire gli obiettivi dell’America criminale e del regime sionista”, ha dichiarato il centro di comando interforze Khatam al-Anbiya, in un comunicato diffuso domenica sera.
Ha minacciato di “inserire” tra i “bersagli della Repubblica islamica” gli “elementi di cooperazione” con questa “rete malefica”.
Abu Dhabi: un morto dopo l’impatto di un missile su un veicolo
Una persona di origini palestinesi è rimasta uccisa alla periferia della metropoli emiratina Abu Dhabi quando un missile ha colpito la sua auto: l’hanno riferito le le autorità, mentre l’Iran prosegue gli attacchi nel Golfo in risposta ai raid di Stati Uniti e d’Israele sul proprio territorio.
I soccorsi “sono intervenute a seguito di un incidente avvenuto nella zona di Al Bahyah allorché un missile ha colpito un autoveicolo civile provocando la morte di un cittadino palestinese”, si legge in un comunicato delle autorità di Abu Dhabi.
Riprende parzialmente il traffico all’aeroporto di Dubai
Il traffico è stato parzialmente ripristinato lunedì all’aeroporto internazionale di Dubai, ha annunciato il gestore, dopo una sospensione di diverse ore causata dall’incendio di un serbatoio di carburante a seguito di un “incidente” che ha coinvolto un drone.
“I voli da e per DXB stanno riprendendo gradualmente verso alcune destinazioni, a seguito della sospensione temporanea attuata come misura precauzionale”, ha dichiarato l’aeroporto di Dubai sui suoi account social.
L’aeroporto di Dubai è il più utilizzato al mondo per il traffico internazionale e la base principale di Emirates, la più grande compagnia aerea del Medio Oriente.
Petrolio ancora sopra i 100 dollari, borse asiatiche contrastate
Il prezzo del petrolio rimane elevato: il Brent segna 104,60 dollari al barile (+1,42%) e il WTI quota 99,15 dollari (+0,45%). Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il Brent è balzato di circa il 40% e il WTI di quasi il 50%. A pesare sui mercati è soprattutto la paralisi dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale.
Per far fronte all’impennata dei prezzi, i Paesi membri dell’AIE hanno deciso di sbloccare collettivamente 400 milioni di barili di riserve strategiche. Sul fronte alternativo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno aumentando la capacità degli oleodotti che aggirano Hormuz, con una portata stimata rispettivamente tra i 5 e i 7 milioni di barili al giorno e poco meno di 2 milioni.
Le borse asiatiche hanno chiuso in ordine sparso: Tokyo ha ceduto lo 0,12%, Seoul ha rimbalzato dell’1,14%, mentre Hong Kong guadagnava l’1,41%. Lo yen rimane sotto pressione, con il dollaro che vale 159,31 yen.
Israele avvia operazioni di terra "limitate" nel sud del Libano
L’esercito israeliano ha annunciato lunedì di aver avviato “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano. Secondo un comunicato militare, soldati della 91esima divisione hanno preso di mira posizioni chiave del movimento filo-iraniano negli ultimi giorni, con l’obiettivo di rafforzare la zona di difesa avanzata lungo il confine israelo-libanese.
Giappone: riserve petrolifere sbloccate, no a interventi militari a Hormuz
Tokyo ha avviato lo sblocco delle proprie riserve strategiche di petrolio nell’ambito dell’operazione coordinata dall’AIE, che coinvolge 32 Paesi e prevede il rilascio di 400 milioni di barili per far fronte al caro-petrolio seguito alla guerra in Medio Oriente. La mossa è resa urgente dalla quasi-paralisi dello Stretto di Hormuz — attraverso cui transitava il 70% del greggio importato dal Giappone — dopo l’offensiva israelo-americana contro l’Iran del 28 febbraio.
Sul fronte militare, il governo giapponese esclude categoricamente un intervento nello stretto, invocando i vincoli della Costituzione pacifista del 1947.
L'Australia non invierà sue navi nello Stretto di Hormuz
“Non invieremo navi nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia incredibilmente importante. Non ci è stato chiesto di farlo e non è un nostro contributo”. Lo ha detto, secondo Al-Jazeera che cita una intervista radiofonica, la ministra dei Trasporti australiana Catherine King. “Siamo stati molto chiari sul nostro contributo in relazione alle richieste ricevute, e finora si è trattato di fornire agli Emirati Arabi Uniti aerei per supportare la difesa, soprattutto considerando il numero di australiani presenti in quella zona”, ha affermato King.
Hamas sostiene l'Iran nell'attivarsi "su tutti i fronti"
Hamas ha incoraggiato l’Iran ad “attivare tutti i fronti” in una lettera segreta inviata alla nuova Guida Suprema del regime, Mojtaba Khamenei. Lo riportano i media israeliani. La lettera segreta ha fatto seguito a una dichiarazione pubblica rilasciata da Hamas sabato, in cui il gruppo terroristico esortava l’Iran a non prendere di mira i Paesi vicini del Golfo, si legge sul Jerusalem Post.
L'Arabia Saudita intercetta oltre sessanta droni
Secondo il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha reso noto di aver intercettato più di 60 droni dalla mezzanotte di lunedì. Ha pubblicato una serie di dichiarazioni sui social, descrivendo l’intercettazione di un totale di 61 droni nella parte orientale del Paese e fino alle prime ore di lunedì mattina.


