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Altruisti contro il coronavirus

Ci sono persone disposte a farsi infettare per testare la vera efficacia dei vaccini in sperimentazione. Una pratica dai risvolti etici

  • 19.08.2020, 07:43
  • 4 maggio, 23:25
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RSI Info 19.08.2020, 07:45

  • RSI/Alessandra Spataro
Di: Alessandra Spataro 

La corsa al vaccino per contrastare il coronavirus è in pieno svolgimento: il 20 luglio da Oxford sono giunte notizie incoraggianti, così come dalla Cina. Sulla rivista Lancet sono stati pubblicati i primi risultati, che parlano di una "forte risposta immunitaria e anticorporale". Ora Oxford si prepara per la fase 3: 10'000 le persone coinvolte. Ma c’è chi chiede un’ulteriore accelerazione.

Il sito dove vengono raccolte le adesioni

Il sito dove vengono raccolte le adesioni

  • 1daysooner.org

Sono 150 gli scienziati, inclusi 15 premi Nobel, che hanno proposto di infettare direttamente con il coronavirus dei volontari, prima vaccinati. Questo metodo si chiama "Human Challenge", già praticato in altri contesti e regolato dall'Organizzazione mondiale della sanità attraverso precise direttive, apre a questioni di natura etica. Perché i rischi di un metodo del genere non possono essere sottovalutati. È lecito, per esempio, testare un gruppo di persone, consapevoli del rischio, per salvarne milioni?

L’obiettivo, dicono i 150, è accelerare la ricerca e mettere quanto prima sul mercato il vaccino. Intanto, un sito internet indipendente, 1daysooner, ha raccolto oltre 30'000 firme di persone disposte a entrare in contatto con il virus, per salvarne il maggior numero possibile.

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